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Aprile 2015
Ho conosciuto la poetessa Ada Lauzi, un pomeriggio del mese di gennaio di quest’anno. Stavo organizzando la mostra di papà, frugavo tra le sue cose in cerca di… non sapevo nemmeno io cosa, di materiale che accompagnasse le foto dei quadri che avevo inserito nel pieghevole che di li a pochi giorni sarebbe andato in stampa. Ho trovato in una busta, un foglio dove ancor prima che cominciassero i versi di una poesia, recitava questa frase: Ispirata ai quadri di Elio Borgonovo. Il titolo era: “Sera” e firmata da Ada Lauzi. 

 

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L’ho letta, con qualche difficoltà e tentennamento sulla pronuncia di alcune parole, il mio milanese non è dei migliori, ma non ho desistito, mi è piaciuta. Anch’io ho trovato dei sapori e dei sentimenti che ritrovavo nei quadri di papà. asse1Ho pensato che sarebbe stato il completamento ideale alla foto della prima "asse per lavare" dipinta da papà, passaggio importante dell’opera di Elio Borgonovo. Non è stato facile trovare Ada, ma alla fine sono riuscito a telefonarle. Mi era stato detto che era una poetessa conosciuta ed apprezzata nell’ambiente meneghino, che aveva ricevuto l’attestato con le Civicha Benemerenza del Comune di Milano e che pressappoco era coetanea di papà. Mi aspettavo di trovare dall’altra parte del filo, una donna con le caratteristiche classiche che l'immaginario collettivo affibbia al poeta; schiva e poco propensa a parlare, (al telefono principalmente…) con la voce bassa e magari di quelle che verso la fine della frase la abbassa ulteriormente, con quella proprietà di linguaggio, che non imbarazzerebbe solo se ti chiamassi Indro Montanelli. Ho composto il numero ed invece ha risposto una bella voce, forte, chiara, subito interessata all'interlocutore, vivace e con un bell’accento milanese, appena le ho detto il mio cognome, mi ha interrotto per dirmi: come mi è dispiaciuto del papà, insci bravo e giovin. A partire da quella frase, sono passati, direi... una ventina di minuti, di piacevoli chiacchiere, quasi tutte in milanese, (lei) prima di ricordarmi che le stavo telefonando per chiederle un appuntamento.

Qualche giorno dopo, sono andato a casa sua, al Lorenteggio, e seguendo le indicazioni che mi aveva dato, (anch’esse con un ché di poetico …prenda a sinistra, percorra tutta la rampa dolce fino all’ascensore, poi… Non l’avevo mai sentito chiamare "rampa dolce" quello che io chiamo scivolo per i disabili). Sono arrivato alla sua porta, mi ha aperto un donnin,  che col sorriso ed un cenno con la mano, mi invitava ad entrare rapido per non far entrare anche il freddo. Ha voluto subito che ci dessimo del tu, ci siamo seduti al tavolo, e dopo avermi manifestato tutta la sua stima per papà e la sua arte, l’ha magnificato dicendomi…  e i mollett di pagn, insci bei me i so

Mi ha raccontato tra l’altro, dei bei tempi dei milanesi DOC, che gh'hinn pu, di Radio Meneghina e delle trasmissioni che ha tenuto per anni, tra le quali una nella quale ha ospitato papà, che ricorda volentieri per un piacevole aneddoto accaduto prima della diretta. In breve, lo aveva invitato per parlare della sua pittura, e prima di cominciare papà le aveva detto di essere emozionato e un poco agitato. Lei, naturalmente l’ha rassicurato e poco prima di aprire il microfono della diretta, guardandolo gli ha detto: io mi faccio sempre il segno della croce prima di cominciare. Allora papà, guardandola le ha risposto: di certo non fa male… e s'è segnato anche lui. (Naturalmente tutto il dialogo tra loro è avvenuto in dialetto milanese). 

Anche in questo racconto, ci ritrovo un aspetto del carattere del viejo… (el viejo - il vecchio - noi figli, i nipoti e le nuore lo chiamavamo così, da quando si erano trasferiti in Spagna. Invece la mamma non voleva, nemmeno per scherzo, essere chiamata "vieja". Differenti e complementari...) "el vecc" che di certo non era nè cattolico né credente, ma nemmeno irriverente, e con quella scelta a metà tra il pragmatico e il superstizioso, ha fatto il "giusto" per mettersi al riparo da eventuali e possibili “problemi”.

In quell’incontro Ada, oltre ad avermi dato il permesso di pubblicare sul pieghevole la poesia  “Sera”, mi ha fatto conoscere un’altra poesia, questa scritta proprio per papà; el pittor Elio Borgonoeuv, mi ha regalato una copia della pubblicazione dove ci sono entrambe, (la terza raccolta dopo “El Gandolin” e “Per quei cóme mì” intitolata; La tosa del camerer) e me l'ha autografata. 

E qui viene il secondo motivo, oltre a quello di consigliarvi questa bella raccolta di poesie di Ada Lauzi, per il quale vi racconto tutto ciò: ...perché non pubblicare ad ogni aggiornamento del sito, una sua poesia?

Con la facia de… legn che mi contraddistingue, sono tornato a trovarla, e tutto di seguito, le ho esposto l'idea, ho aggiunto che mi sarebbe piaciuto che fosse stata lei, di volta in volta, a suggerire la poesia da pubblicare, e con un sorriso ruffiano, le ho chiesto di tradurla... - per completare l'opera. Ada. mi ha guardato, è andata a prendere una cartelletta, ha scelto una poesia e me l’ha data. Ne ho approfittato, e col cellulare in mano, con la funzione già pronta, le ho detto: - per trasformare un semplice “aggiornamento di un sito” in un appuntamento in dialetto milanese da non perdere, ci vorrebbe qualcosa di speciale… perché non leggi la tua poesia, ti registro e pubblico anche la tua interpretazione assieme alla versione scritta e la sua traduzione? 
Con un sorriso e un’espressione come a dire… te m'he pròppi fregaa ha detto dai tacca quèl ròbb lì… 

 

Se clicchi qui sotto, Ada Lauzi legge per te: "La rogora e ‘l germoeuj"   

Buon divertimento. elbor

 

La rogora e ‘l germoeuj 

La rogora robusta
l'ha miss l’ultim germoeuj
e ’l sò gran coeur l’è in festa.
Sui ramm par primavera,
i passaritt fann fera, hinn lì de cà
e cognossen, e sann la soa bontà 

On ragg de sô margniff
el ghe scalda i radis…
“T’hee vist, i tò paur
de minga rivà in temp?”
I frasch invers la lus
fann orchestra col vent che ‘l gira in gir
e poeu, cont on sospir,
el carezza el germoeuj…
“Adasi ventesell, de no fagh mal…
suga nò la rosada… el moeur de set…”

“Oh rogada, sta in pas,
guarda vesin al sô
chi cossitt de bombas grev de frescura,
(e ‘l ventesell baloss
stavolta el par sincer:
i passaritt fan citto,
l’aria la se fa scura)
lor ghe darann de bev al tò germoeuj…
(tich, tich, tich, tich…)
sent, che musica noeuva
fann i gott de la pioeuva sora i foeuj…

La rogora l’è quietta
in pas col sô, col vent, con la natura,
la ninna el sò germoeuj
masarada d’amor e de frescura… 

Ada Lauzi

 

La quercia e il germoglio

La quercia annosa e forte
ha buttato il germoglio
e il suo gran cuore è in festa.
Sui rami è primavera,
fan festa i passerotti lì di casa
che conoscon di lei la gran bontà.

Un raggio di calore
gli scalda le radici
“Hai visto, il tuo timore
di non farcela più?”
Le foglie, nella luce,
fanno orchestra col vento
che gira, gira in giro
e poi con un sospiro
accarezza il germoglio… “
Adagio venticello
(cheto! non gli far male!)
non ber la sua rugiada,
morirebbe di sete…”

“Quercia non t’agitare
guarda vicino al sole
quei cuscinetti grevi di frescura,
(e il vento par sincero:
tacciono gli uccelletti 
e l’aria si fa scura)
lor, toglieran la sete al tuo germoglio
(tich, tich, tich, tich…) 
senti che melodia 
la pioggia sul trifoglio!

Ora la quercia è quieta 
in pace con il vento e la natura
e culla il suo germoglio 
tutta pregna d’amore e di frescura…

Traduzione di Ada Lauzi

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