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Giugno 2016 
È stato sufficiente che inviassi una mail per richiedere la partecipazione all’Open Day Stelline, tenutosi in corso Magenta 61, nei giorni di 18 e 19 giugno, per trascorrere una bella mattinata, interessante sia per le informazioni che per le intense emozioni ricevute.

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Sabato mattina, assieme ad un gruppetto che man mano si è infoltito, siamo stati ricevuti in una sala di quello che una volta era l’Orfanotrofio delle Stelline, ora Fondazione Stelline, dalla dottoressa Alessandra Klimciuk, responsabile Arte e Cultura della fondazione e dalla dottoressa Cristina Cenedella, direttrice del Museo Martinitt e Stelline, per un incontro sulla storia dell’orfanotrofio e per fare la conoscenza delle signore Antonia e Marina. 

Due exStelline, resesi disponibili a raccontare e rispondere, ed in seguito, ad accompagnarci, nella visita in alcune zone di quella che è stata la loro casa e vita, in età giovanile.

Dopo un interessante introduzione da parte di due giovani ma preparate collaboratici del Museo, nella quale ho scoperto che quest’istituzione è nata nel gennaio del lontano 1578, per volere di San Carlo Borromeo, che chiamandola “Spedale dei Poveri Mendicanti e Vergognosi”, si prefiggeva di accogliere i miserabili (coloro che per mancanza di mezzi di sostentamento erano costretti a mendicare) nel monastero di Santa Maria della Stella, da cui l’origine del nome Stelline, ho potuto contestualizzare il periodo storico della nostra Città, ma non solo, e capire come termini del tipo; “Mendicanti e Vergognosi” avessero nella quotidianità di allora, un significato molto differente rispetto a quello che oggi gli diamo.

Percorrendo rapidamente le varie “ere” dell’istituto, dal 1752 quando si è trasformato in orfanotrofio esclusivamente femminile, al 1778 quando venne regolamentato direttamente da Vienna, a quando nel 1784, le si aggregò il Ricovero de Santa Caterina, costituito nei primi anni del Cinquecento, dai Padri Somaschi, per passare al 1807, quando l’orfanotrofio ha iniziato ad essere amministrato insieme ai Martinitt ed al Pio Albergo Trivulzio, si è arrivati a tempi più a noi prossimi. 

Per tutto l’Ottocento l’orfanotrofio mantenne la sua secolare “clausura”. Nel primo ventennio del Novecento si cercò di aprire nuovi sbocchi professionali alle Stelline, inviandole alle scuole pubbliche, istituendo nuovi corsi professionali e facendo seguire loro apprendistati presso officine esterne, come già da tempo facevano i Martinitt.

Dal dopoguerra a oggi le Stelline, così come i Martinitt, vissuto una grande trasformazione, e… qui veniamo ai racconti della signora Antonia e della signora Marina, che alla seconda nostra domanda, hanno simpaticamente chiesto di omettere… il “signora” davanti al loro nome.

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La Antonia ha raccontato, non senza commuoversi, la sua esperienza, partendo dalla motivazione per la quale la madre è stata costretta ad una simile decisione. 
La nostra richiesta di descrivere precisamente alcuni momenti della loro vita quotidiana, come l’orario della sveglia, il cibo, la disciplina imposta o… la descrizione anche fisica, delle insegnanti, ha portato l’internazionalità dell’Open Day, ad una bella chiacchierata dal sapore cittadino. 
Poi, le testimonianze della Marina, che talvolta ha buttato là, qualche parola in milanese, mi hanno fatto ritrovare quella milanesità che mi aspettavo.

Il clima si è ulteriormente scaldato, quando una signora del pubblico, con un paio di domande “mirate” alle “relatrici” ha fatto accende negli occhi delle due exStelline, un luccichio di emozione, per aver riconosciuto in Margherita… una di loro.

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Subito invitata al tavolo, le tre ci hanno dato prova, di quanto l’esperienza comune le abbia trasmesso un’appartenenza indelebile e di come abbia creato la riconoscibilità tra loro, della quale tutte ne sono orgogliose.
La Antonia,  di carattere aperto e molto loquace, ha raccontato che persino le è capitato, di riconoscere su un autobus, dopo un’occhiata, una exStellina che non vedeva dai tempi dell’orfanotrofio, ed una… addirittura “individuata” solo conoscendola per descrizione di alcune colleghe.

Un’emozione molto forte che ho provato, è stata quando trovandomi vicino alla Marina, mi sono sentito da lei rallentare, ed indicandomi la scala che stava a lato, m’ha detto: «quando mia madre mi ha lasciato qua, con la signorina sono salita da quella scala, a metà mi sono girata, e ho visto la mia mamma in fondo a questa scala.  «Podarò mai desmentagala»

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La visita di alcuni locali dell’ex orfanotrofio è proseguita, puoi vedere un brevissimo momento filmato (casalingamente) cliccando sulla foto del gadget dell'evento fotografato a seguire.

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Poi, accompagnati dalla dottoressa Cristina Cenedella, abbiamo visitato il Museo Martinitt e Stelline di corso Magenta 57.

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Qui in una delle prime sale: Sala Due, La vita quotidiana dove il moderno sistema touch screen adottato dal museo, consente di “toccare con mano” diversi documenti degli ospitati, che in originale tuttora fanno parte del cospicuo archivio del museo. 

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La qualità della riproduzione dei documenti originale, ne permette la lettura, ma la lettura da parte di una voce fuori campo, di alcuni di esse, ne aumenta l’emozione.

L'archivio storico è consultabile dalle 10:30 alle 18:30 da martedì a venerdì. 

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Il percorso comprende oltre alla parte documentaristica, un’ampia parte descrittiva, con foto e persino simulazioni, della quotidianità dell’orfanotrofio.

Come la preparazione scolastica, che… la fervida immaginazione degli ideatori del museo, ed il coraggio dell’Ente di adottare le nuove tecniche informatiche di comunicazione, permettono al visitatore di assistere ad una lezione, così come la si teneva all’orfanotrofio. Nell’anno scolastico 1872-73. 
Seduto ad uno dei banchi originali, allineati davanti alla cattedra del maestro, ti sarà possibile assistere ad una lezione, tra quelle indicate sulla lavagna (da scegliere sempre col sistema touch screen). 
Apparirà il maestro (virtuale) a destra, nell’aula, il quale ti spiegherà e darà informazioni per tre minuti, relative all’argomento scelto. Alla fine della lezione, proverà l’attenzione che hai mantenuto e la tua preparazione scolastica, così come si faceva alle lezioni ai Martinitt ed alle Stelline. 

Una visita, magari coi bambini, avendo il Museo Martinitt e Stelline questo sistema tattile, tanto gradito dai piccoli, ma quasi sempre VIETATO in altri musei, più essere un’esperienza piacevole e divertente non solo per loro. Gli orari di apertura del museo sono, dalle 10:30 alle 18:30, dal martedì al sabato. 

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Il cortile dell’exOrfanotrofio le Stelline di corso Magenta 61.

 

 

Riflessione assolutamente personale. Io non ho già più di qualche capello bianco, ricordo che una volta le mamme minacciavano i figli, dicendo: Se te fee minga el brao, te mandi in collegg. 
Ora se una madre si azzarda a dire una cosa simile… viene denunciata al “Telefono azzurro” Come cambiano i tempi.

Te saludi… elbor 

 


 Alcuni link per approfondire o correlati all’argomento.

Il sito di: Fondazione Stelline

Il sito di:  Museo Martinitt e Stelline

La pagina facebook di: Associazione ex Martinitt e Stelline

Altri link: Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio   -   Il Sole 24ore

 

 

 


 

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Commenti  

#4 Ivo 2016-06-24 16:20
Grazie Rina per il tuo contributo. Sai, quando Marina m’ha indicato la scala e raccontato il “suo” ricordo, ho subito pensato, a quanto peso avevano sopportato quei gradini, per i tantissimi distacchi che ci saranno avvenuti in cima. E la tua testimonianza ne è un ulteriore conferma.
Per parte mia, questa visita mi ha fatto riflettere su alcuni importanti “realtà” e/o “conseguenze” che la vita può riservare, che… fortunatamente nel periodo attuale, (lo dico scaramanticamente) non sono più così frequenti come in altri tempi. Ha anche potuto apprezzare, come l’Istituzione dei Martinitt e le Stelline, abbia saputo trasmettere valori, principi ed… amore, ai suoi “ospiti”, che è rimasto e diventato parte fondamentale della loro vita.
Ps. Altro che cooperative per l’accoglienza dei migranti. (Ops… è stato uno sfogo).
Un abbraccio forte a te... Ivo
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#3 rina 2016-06-23 20:12
Ho letto con commozione l'articolo, ma più di tutto mi ha colpito la prima fotografia perché è proprio da lì, da quella scalinata che mia cugina Elisabetta ci salutava quando era finita l'ora in parlatorio e noi ritornavamo a casa, lasciandola li
Lei imboccava la scala di corsa per poterci salutare ancora una volta dalle finestre che davano sul cortile
Ciao Elisabetta!!
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#2 Franca 2016-06-22 19:35
Verissimo siamo cresciute come sorelle e tali siamo a distanza di 60anni oggi ci sentiamo ancora unite come all'ora unite da un legame non di sangue ma d'affetto vero, quando capita d'incontrarci (purtroppo raramente) ritorniamo le stesse bambine di ieri.
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#1 mari 2016-06-22 09:52
Non avrei potuto scrivere meglio... Bravo... la sensazione che mi hanno regalato è un'immensa serenità nei loro ricordi. Non un ricordo da "collegio" ma un ricordo di una grande casa con tante sorelle, come loro stelline si chiamano fra loro.
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