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Trascrizione della riproduzione de “L’Avanti” dei giorni 27 Agosto del 1913 relativo alla Rosetta, evidenziato in rosso. 

 

 

 

 

 

 

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“L’Avanti” del 28 Agosto 1913 

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Trascrizione dell’articolo de

L’Avanti 28.08.1913 – pag. 4 
Come e perché è morta una giovane canzonettista
Può una pastiglia di sublimato uccidere una donna in poche ore? 

Narrammo ieri (secondo la versione che all’ultima ora, quando non ci era più possibile di controllare l’autenticità, venne dalla questura comunicata ai giornali) la colluttazione avvenuta al (ndr. c’è scritto “al”: Sarà romano il giornalista) largo Carrobbio fra un gruppo di giovanotti ed alcuni agenti di pubblica sicurezza. Dicemmo che la ragazza Elvira Andressi di anni 19, tratta in arresto, non appena montata in vettura per essere tradotta a S. Fedele, aveva tentato di suicidarsi, ingoiando tra pastiglie di sublimato, due delle quali però sputò subito.

Un tragico punto interrogativo

All’Ospedale Maggiore, dove le fu immediatamente praticata la lavanda gastrica, si riscontrò che la Andressi aveva soltanto simulato il suicidio; ma perché gli agenti Musti e Leoni, che ve l’avevano accompagnata, insistevano nel voler far credere che la disgraziata avesse ingoiate chi sa quante pastiglie di sublimato, sul registro del posto di guardia dell’Ospedale venne scritto:

«Ore 1,30 – Elvira Andressi di anni 19, abitante in via Gaudenzio Ferrari 7, a scopo suicida ingoiava 3 pastiglie di sublimato corrosivo (?). Lei dice perché arrestata. Accompagnata dalle guardie Musti e Leone.»

Il punto interrogativo che c’era sul registro, stava a significare che delle tre pastiglie di sublimato – due delle quali già dalla Andressi sputate – nessuna traccia era stata rinvenuta in seguito alla lavatura gastrica. Tale interpretazione trova esatto riscontro nelle informazioni fornite ieri mattina dall’Ospedale Maggiore, ai cronisti del Secolo, che riportano i particolari del suicidio scriveva: 

«Come la donna fu in carrozza ingoiò alcune pastiglie di sublimato. Ma come fu arrivata alla casa di salute si poté stabilire che la ragazza aveva simulato il suicidio: infatti, aveva sì cercato di ingoiare alcune pastiglie di sublimato, ma le aveva subito sputate, non appena sentito il sapore… velenoso.»

Sullo stesso registro, più tardi, veniva scritto, letteralmente al brano riportato, questa semplice frase: «Morta alla 11:30.»

Ecco il primo interrogativo acquista un significato tragico: rimane lì non più a testimoniare soltanto la disgraziata Andressi, aveva simulato il suicidio: ma, segnato lì per caso, esso sembra ingigantire e chiedere la chiave della morte – dopo dieci ore di sofferenze, dopo una agonia atrocissima – di una giovane donna.

La morte impreveduta di Elvira Andressi ha mutato il tono delle informazioni che si danno in questura, ed il posto di guardia dell’Ospedale. Ora si dice che le pastiglie di sublimato sono state parecchie e si dipinge con i colori più foschi la vittima. E si crede di gettare chi sa quale luce infamante sulla sciagurata, dichiarando che ella era amica della Mazzagalia, che fu assassinata in via Revere senza che  la polizia potesse riuscire a scoprire l’assassino. La Andressi era amica dell Mazzagalia? Ebbene noi no potremmo trarre da tale indicazione che una amara conclusione: ella è caduta vittima di uno stesso tragico destino.

La vittima

Elvira Andressi era una povera ragazza del popolo, troppo presto vinta dalle tentazioni del lusso e, forse, del vizio. Ma, tuttavia, giovanissima e molto bella, ella volle tentare di sottrarsi al mondo equivoco nel quale era caduta: non forse, per redimersi, ma certo per non precipitare , ogni giorno di più, nella voragine dei bassifondi.

Molta grazia, molta verve???, una graziosa voce: le parevano le qualità necessarie per migliorare la sua sorte e studiò per debuttare come canzonettista. Col nome di Rosetta ella era conosciutissima: aveva cantato al San Martino, raccogliendo molti ammiratori se non un grande successo. Poi aveva ottenuto delle scritture per i teatri di varietà di altre città d’Italia.

Così le era stato possibile di prendere in affitto un quartierino di quattro stanze in via Gaudenzio Ferrari sette (e no sei, come si era detto) dove riceveva i suoi ammiratori.

La sua carriera di canzonettista era a questo punto: lunedì scorso aveva terminato una breve scrittura al San Martino, ma avrebbe dovuto far parte dello spettacolo di tale ritrovo anche questa sera e giovedì sera. Poi il primo settembre era scritturata in un caffè-concerto di Genova.

Tutto questo la questura lo sapeva: ella – a quanto ci è stato riferito – si era provvista di una tessera per gli artisti che la questura rilascia per le riduzioni ferroviarie. Poche sere or sono, mentre la Andressi si recava in via S. Giovanni in conca 8 – dove abita un suo fratello per nome Luigi – la squadra del buon costume la fermò per trascinarla in guardina: ma la Rosetta mostrò la tessera di riconoscimento e potè così dimostrare che, ormai, la sua condizione era, in certo modo, mutata. Fu lasciata libera di proseguire, poiché ne aveva il diritto: ella tornava dal San Martino e si recava a casa senza compiere alcuna opera di adescamento. Tuttavia gli agenti si mostrarono delusi: la graziosa preda sfuggiva ora, come era sfuggita quando avendola accusata di complicità con uno dei responsabili del famoso furto in danno dal gioielliere Archenti,  dovettero rilasciarla, nulla essendo risultato a suo carico.

Il prologo

Narriamolo. Al largo Carrobbio, martedì notte, verso il tocco, la Andressi era ferma con altre donne e con quattro giovanotti. Forse cantavano – questa affermazione della questura è smentita da parecchi abitanti di piazza Carrobbio che, dalle finestre assistettero al fatto – certo che la Andressi era diretta a casa di sua sorella maritata che abita in via Vetraschi 22. Due agenti in divisa della III sezione di P.S. si avvicinarono alle donne ed i quattro uomini, intimando loro di circolare. I due agenti, dopo aver parlamentato vivacemente, con gli uomini si allontanarono. Poco dopo, da via Torino, sopraggiunse un pattuglione, muovendo così all’assalto dei giovanotti, e delle donne. Essi furono invitate nuovamente ad allontanarsi: ma ancora si rifiutarono affermando che di nulla si erano resi responsabili.

Il rifiuto inasprì gli agenti che, forti anche del numero si scagliarono velocemente sui malcapitati: le guardie in divisa estrassero le daghe (4) e distribuirono piattonate all’impazzata. Le grida avevano richiamato delle persone dalle varie strade adiacenti persone che restarono in distanza, come semplici testimoni: e molta gente era, svegliatasi, accorsa alle finestre.

È così che ci risulta, che quando le guardie in divisa estrassero le doghe, la prima piattonata colpì al petto la Andressi con tanta violenza che la disgraziata ebbe un grido di spasimo e cadde al suolo svenuta.

Ben presto però, i numerosissimi agenti tratti in arresto i quattro uomini si dispersero per accompagnarli a San Fedele.

Intanto, fra la gente che era accorsa, vi era anche un fratello della Rosetta. Arturo Andressi, facchino del Verziere il quale – a quanto ci è stato da tutti quanti i suoi conoscenti assicurato – è incensurato. Egli attendeva – era già il tocco – l’ora di recarsi al mercato.

L’Arturo è un povero zoppo, debole e deforme. Quando si accorse che la sorella era caduta semisvenuta, si rivolse a due altri giovanotti del quartiere, anch’essi spettatori, pregandoli di aiutarlo a soccorrere la Rosetta.

Infatti i due giovanotti e l’Arturo si affrettarono a rialzare la disgraziata: e quando si fu riavuta si incamminarono con lei verso piazza Vetra. Gli agenti, coi i quattro arrestati si erano già allontanati.

La vigliacca aggressione

Giunti che furono in piazza Vetra i tre uomini e la Rosetta si fermarono: la donna era ancora sotto l’impressione della scenata svoltasi poco prima e tremante e dolorante per la piattonata ricevuta.

Prima di procedere per via Vetraschi e recarsi in casa della sorella, elle si era soffermata a parlare ancora con i due giovani e col fratello, appoggiandosi alla ringhiera di ferro che divide l’antica piazzetta del mercato della via Vetraschi, sottostante di circa due metri. Lo zoppo, rimproverava alla sorella di non essersi subito allontanata alle intimidazioni dei poliziotti.

Improvvisamente irruppero otto o dieci agenti del pattuglione di poco prima, i quali separatasi dagli altri che accompagnavano gli arrestati, avevano seguita la Rosetta e il fratello. E fu contro l’Arturo, questo sciagurato zoppo, debole e deforme (5) che gli agenti si scagliarono afferrandolo brutalmente e percuotendolo. Così malmenato lo zoppo che invano gridava di non essersi trovato al Largo Carrobbio  (6) che per soccorrere la sorella, cadde al suolo e fu tempestato di calci, mentre gli altri due, che avevano tentato di intervenire in difesa del disgraziato erano già stati dichiarati in arresto e ammanettati.

“Ammazzatela, è prostituta” 

Quando la Andressi vide l’innocente innocuo e malandato fratello così brutalmente aggredito non poté fare a meno di gridare: - Lasciatelo! Vigliacchi! È un povero zoppo! Non vedete che è uno zoppo!

Le grida della donna non fecero che inasprire maggiormente gli eroici poliziotti, i quali abbandonata per un momento la preda, si scagliarono ormai accecati da una brutalità cieca e bestiale, sulla Rosetta

Uno degli agenti aveva estratta la rivoltella e col calcio di essa colpì al petto la povera donna che barcollò, tramortita e cadde riversa con la testa sul selciato: un corpo, sordo che sembra abbia prodotto una ferita alla nuca. 

A questo punto, mentre i tre arrestati fremevano di sdegno sopraggiunsero altri agenti, uno dei quali gridò: - Ammazzatela; è una prostituta! Gli aggressori ascoltarono il bieco incitamento: la donna fu colpita da violentissimi calci, uno dei quali alle parti genitali che le fece emettere un acuto grido di spasimo: poi la povera vittima pianse, scongiurò di rispettarla. Ma invano: la poliziottaglia ormai non aveva più alcun ritegno. Dalle finestre si udirono animati e ostili commenti: gli agenti, con le rivoltelle in pugno, intimarono a tutti di rientrare e chiedere le finestre; non volevano testimoni. E si udì un frastuono di vetrate chiuse in fretta…

Il tentato suicidio?!

Poi la Rosetta fu sollevata di peso e trasportata in Carrobbio. L’infelice gemeva, piò morta che viva: i segni della violenza erano impressi sul debole corpo.

Gli agenti dovettero avere un attimo di indecisione e di perplessità: quella disgraziata non poteva essere trasportata a San Fedele.

Era ridotta in un ostato pietoso. Si volle, allora, simulare un tentativo di suicidio? Si pensò di dire che la donna aveva ingoiato delle pastiglie di sublimato? Certo è che, adagiata in una vettura, gli agenti la fecero trasportare in una vettura direttamente all’Ospedale maggiore – e non alla più vicina guardia medica di via Cappellari: perché? – dove dichiararono che la Rosetta aveva ingoiato delle pastiglie di sublimato. Quante? Tre: ma due la aveva subito sputate

Ci è stato assicurato che la povera Andressi portava, è vero, spesso con sé alcune pastiglie di sublimato: ma teneva il tubetto nascosto sotto la veste; appare dunque molto strano che, presa stretta tra due agenti, abbia potuto liberamente slacciarsi, per venire in possesso del veleno.

La morte               

Ieri mattina (ndr. 27/8/1913) Luigi Andressi si recò invano all’Ospedale Maggiore: non vollero fargli vedere la Rosetta. Solo più tardi permisero ad una sorella della disgraziata di assistere l’infelice, ormai in condizioni gravissime.

Abbiamo parlato anche con la sorella, che si chiama Maria, e che l’altra notte dalla finestra aveva assistito alla selvaggia scena. Ella ci ha dichiarato che la Elvira, ormai sfinita, altro non diceva che: - Mi hanno ammazzata! Mi hanno ammazzata!

Senza far parola del suicidio ed accusando atroci dolori alle parti genitali, al basso ventre e alla nuca. La Maria vide su un braccio della infelice una larga echimosi (ndr. è scritto con una “c” e non ecchimosi).

Alle ore 11:30 Elvira Andressi (7) spirò. La sorella chiese invano il permesso di visitare il corpo della disgraziata.

Per la perizia necrologica

La morte di questa giovane donna non può giustificarsi col tentativo di avvelenamento: di tre pastiglie di sublimato ella – pure accogliendo l’ipotesi del suicidio – non ne avrebbe ritenuta che una. E non si è mai dato il caso di una morte così rapida, per una tanto esigua quantità di veleno. Noi chiediamo, che sia ordinata dall’autorità giudiziaria, una perizia necroscopica, per accertare le cause di questa rapida morte, che non si può con tanta leggerezza, attribuire all’azione venefica di una o due pastiglie di sublimato. Che Rosetta sia stata una povera creatura del vizio, non conta. ?? (qui ci sono due segni illeggibili).  

Note:

(4Daghe 

(5) … questo sciagurato zoppo, debole e deforme … La parola “zoppo” compare anche precedentemente, quindi mi fa pensare che, anche se in questa frase i termini potessero servire a rafforzare la cattiva sorte del soggetto, sinonimi come: invalido, portatore di handicap, disabile, non fossero assolutamente presi in considerazione. Che siano stati coniati in seguito? 

(6) … trovato al Largo Carrobbio …   Giornalista sicuramente… romano “a via Tubbburtina” .

(7) Mi era sfuggito ed il Roberto Marelli, che è un professionista (di quelli che leggono davvero le bozze) mi ha fatto notare che in questo secondo articolo, il cognome della Rosetta viene riferito come Andressi. Un bel mistero questo, per fortuna, per lo meno, che tutti la conoscono come... "La povera Rosetta". 

 

Come sopra, trascrivo i titoli dell’edizione le altre notizie presenti ne L’Avanti del giorno 28 Agosto 1913 - Edizione di città, pagina n.4 - per avere un’idea di che tipo di “situazione” “ambiente” e… “vita” si vivesse nell’Agosto del Tredici.
Mi permetto di evidenziare in grassetto alcune parole che mi hanno fatto riflettere.

- La proclamazione dei candidati liberali – per il Re e il VI collegio 
- La vertenza tra la Sezione Compositori di Milano e il C. C. della Fed. Del Libro  
- Sezione socialista Milanese – Circolo Rionale del VI Collegio – I Riparto – Movimento operaio e Partito socialista 
- Un masnadiero della banda Fioravanti? – L’arresto d’un misterioso individuo  
- Colti in flagrante – Il difficile arresto di tre ladri  
- Il problema dell’alcolismo in Italia e il prossimo congresso internazionale a Milano 
- Le elezioni parziali amministrative a Greco Milanese 
- Un “referendum” dei tipografi sull’ultimo sciopero generale 
- Contro le punizioni inflitte agli spazzini municipali 
- Conferenza Marchetti nel V collegio 
- Contro le Campagne di disciplina  
- Assistente dell’Ospedale Maggior suicida ad Erba 
- Pubblicità: China Migone – Per capelli e barbe l’acqua China Migone … Gloria a chi donò la guarigione/ Gloria in eterno a chi del nostro duolo/ Consolar si fè; Gloria a Migone! … 
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