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Novembre 2015
Premessa: Allora, voi maschietti… tirate subito via la mano dagli “zebedei”, e voi femminucce… bhe avete capito! chiudete le dita delle corna. Come recita il sottotitolo, questo SPECIALE 2 Novembre, è uno speciale in versione “a la milanesa”, che naturalmente, non vuole essere irriverente nei confronti della giornata dedicata alla Commemorazione dei Defunti e nemmeno ai loro parenti. Non vuole neanche considerare questa ricorrenza, una commemorazione della quale non poterne parlare o da temere, o peggio ancora, da dimenticare. Desidera invece, ricordarla con il sereno rispetto che merita e nel frattempo, ricordare e magari tramandare le tradizioni meneghine, che, come per il resto d’Italia e del Mondo, sono state e continuano ad essere importanti e sentite. Quindi, mettiti comodo, metti la mano sul mouse, e schiscia el boton... Buona navigazione. 

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La mia impressione è che ormai da qualche anno, il 2 Novembre, la giornata dedicata alla commemorazione dei Defunti, a Milano, non sia più quella ricorrenza sentita come una volta, e che lentamente sia sempre meno… onorata. E quest’anno non ha fatto eccezione. Sarà per il cambiamento climatico, che non fa più coincidere quei nebbioni de tajà cont el cortell con la data, che trasmettevano quell’atmosfera così uggiosamente e nebbiosamente meneghina. I colori, l’umido, il freddo e la nebbia conciliavano la visita ai Defunti al Cimitero. Quest’anno invece, siamo addirittura andati al lavoro usando la moto o la bicicletta, in una bella giornata, dal cielo sereno e nemmeno fredda.

La scuola ci mette del suo. Lo svolgimento del programma non è modificato dalla ricorrenza, mentre una volta, per lo meno alle primarie, nei giorni precedenti al due Novembre la maestra… “faceva” un dettato, assegnava un tema, o faceva leggere poesie o racconti che trattavano la ricorrenza o le usanze che tradizionalmente venivano osservate per i Defunti… nostri ed altrui.

La famiglia d’oggi, che nella maggior parte dei casi non include più la presenza e la convivenza dei nonni, si trova automaticamente svincolata dalla richiesta d’aiuto da parte dell’anziano, ad essere accompagnato a visitare il defunto e quindi è più portata a considerare questa ricorrenza, una commemorazione che può essere onorata un altro giorno. Molto spesso… alle calende greche.

Per questo motivo ho pensato di cercare del materiale inerente all’argomento e pubblicarlo in una “uscita” che ho intitolato col nome di una poesia di Delio Tessa: “L’è ‘l dì di Mort, alegher!


El testament

La prima proposta che ti sottopongo è opera della nostra Ada Lauzi.
In occasione della visita ad agosto, dopo aver registrato la poesia per la quale ero andato a casa sua, come sempre accade, mi fermo ed approfitto per cicciarà on ciccinin con lei e praticare un poco il mio “disastroso” milanese. Abbiamo parlato del più e del meno, e forse condizionati dalla registrazione appena terminata (Trii foppit) la conversazione si è spostata sull’argomento… funerale: ti dico come vorrei il mio.

smile smile smile

Sorrido perché riesco ad immaginare il pensiero che ti passa per la testa. Ma solo perché ancora non ti ho detto che al contrario, la conversazione era serena e rilassata, sorridente e divertita, in un clima d’intesa, pur dicendo… il vero.
Quando poi mi ha detto che su quel tema, aveva scritto una poesia che si intitola “El testament” le ho chiesto subito: me la leggi che la registro? Ha annuito e io ho premuto… “start”.

Ora, di seguito c’è il testo della poesia, se vuoi leggerlo mentre Ada te la legge, clicca “start” smile smile smile sulla barra audio qui sotto.

 

Legge Ada Lauzi

 

El testament

di Ada Lauzi

L’è inutil pensagh nò, l’è inutil fa scongiur,

perché quell “tal moment” el riva de sicur

senza guardagh in facia a scióri o poaritt,

cont on regolament bell ciar, senza sghimbiett.

Minga che gh’abbia voeuja (‘ntendemes) de morì,

ma catti l’ocasion che gh’abbien de sentì

quei che me voeuren ben, i amis, i conoscent,

e poeu ne tegnen cunt; quand che serà el moment:

me importarà nagott de ciaccer o de fior,

ma per el mè Milan, on’ultim att d’amor;

voeuri sentì on bel coro in lingua Meneghina,

cantà su la mia foppa: “… O mia bella Madonina…”

e mì… sora ‘na stella, ninnada in del seren,

ripetarò in eterno “Milan, te voeuri ben!!”.

 


Son pronta

La signora Piera Bottini l’ho vista la prima volta al Pontesell, ci siamo scambiati solo un cenno col capo e un sorriso di… circostanza. Poi, alla fine di Ottobre, alla presentazione del libro della Paola Barsocchi, tenutosi alla Gesetta di lusert, è stato per un vero colpo di fortuna, che, pur essendo alle opposte estremità del piazzale antistante all’oratorio, siamo riusciti ad incrociare gli sguardi e farci segno dove incontrarsi per conoscersi e stringersi la mano.

A chi non conosce la splendida “bomboniera” che è l’oratorio della Gesetta di lusert, al Lorenteggio, il quartiere dove abita la Piera, può credere che sia stata veramente un’impresa titanica incontrarsi; con loro mi ne scuso per la “burla”, agli altri, che sanno delle minuscole dimensione della Gesetta, conoscendomi, non mi avranno nemmeno preso in considerazione…

smile smile smile

Comunque è realmente stato in quell’occasione che ho potuto parlare alla Piera, (il "signora" mi ha chiesto di abolirlo… subito) e chiederle se avrei potuto andare a trovarla, per conoscere qualche sua poesia e magari, farmene dare un paio da pubblicare sul sito.

Qualche giorno dopo sono andato… mi ha dato tutte quelle che ho voluto. Tra quelle, in questo Speciale 2 Novembre, vorrei che conoscessi (se già non la conosci) con quella che segue.

Piera, che è una donna ancora attiva, nonostante i non lievi malanni che ultimamente l’hanno aggredita, mi ha concesso di registrarla. Dopo annnnnni ai microfoni di Radio Meneghina, la sua capacità di leggere ed intonare non è cambiata. Puoi ascoltarla cliccando sulla barra audio qui sotto e seguirne le parole dal testo che segue.

 

Legge Piera Bottini Santinoli

Son pronta

di Piera Bottini Santinoli

Quand la vegnarà

a codà la soa ranza

fada dent

in del negher tabar.

 

Cercaroo

de nascond la paura

Son pronta

di Piera Bottini Santinoli

 

Quand la vegnarà

a codà la soa ranza

fada dent

in del negher tabar.

 

Cercaroo

de nascond la paura

per vosagh

tutt l’ingossa

di mè sogn perduu

sora i fals sentee

de speranza.

 

Vo euri guadala in ghigna

e… spavalda

in la vos…

digh… “Son pronta”!

Portom via

dal mè canton

anmò fresch de l’ombria

da la fever s’ciassera

del temp

dent el magich del scur

doe tusscoss l’è pu nient

in doe el spirit,el torna innocent

doe mi poda guardà…

l’affresch de l’eterno

e trovà… VERITÀ

 


El Cimiteri di Poètta

Allora… l’inizio niente male! Quindi restiamo sulla buona strada. Adesso te ne proporrei un’altra di poesia, del Renato Colombo, che in rima si chiede dove si trovino… i Cimiteri dei Poeti.
Il Renato Colombo, che conosci, perché già da un po’ di mesi, sul sito sono presenti sue composizioni. Trovo che il Renato sia una persona speciale. Io non lo sono. Io sono una persona… comune, nel senso più usuale del termine. E come tale, sono soggetto a condizionamenti, convinzioni, luoghi comuni, quindi… stereotipi, che molto spesso scopro essere errati.
Prima di conoscere il Renato, pensavo che “un poeta”, in quanto essere sensibile più della norma, assorto nel suo estro, concentrato verso intuizioni a noi inimmaginabili, condizionasse il proprio modo di essere, di porsi e relazionarsi con le persone… “normali”, diventando un essere schivo, isolato nel suo mondo, difficile da trattare, quasi malmostoso.
Lo immaginavo esile, curvo dal peso dei libri che porta sempre con sè, trasandato nel vestire, che non apprezza i piaceri della vita “comune”. E invece nooo… mi sbagliavo mio caro! Un poeta può essere sì sensibile, creativo, perspicace e preparato come lo è il Renato, ma allo stesso modo può essere come il Colombo; amante della compagnia, conoscitore di cibo e vino buoni, uomo ironico e di spirito, anche con se stesso, preparato all’uso delle nuove tecnologie e mezzi di comunicazione (vedi la sua vivace e fitta di amicizie, pagina facebook, cliccando qui) https://www.facebook.com/renato.colombo - ed addirittura essere un grande… INTERISTA.

smile smile smile

Questa è la poesia che ho scelto tra quelle che mi ha inviato. Se la vuoi sentire letta da Pierluigi Crola, clicca sulla batta audio qui sotto.
La registrazione non è perfetta perché effettuata telefonicamente , e tramite viva voce. Me ne scuso.

 

Legge Pierluigi Crola

 

Ps. Dopo il testo della poesia del Renato, che una errata corrige che lo riguarda.

 

El Cimiteri di Poètta

di Renato Colombo

In doe mai se troeuva el cimiteri

el campsant doe ripòsen i poetta

l’è minga lì in mezz ai lumineri

ne dedre arent a la cappelletta

me piasaria savè doe vann de cà

doe per l’eternità vann a loggià.

 

I poetta hinn di persònn speciai

cont on coo divers da i alter òmm

faa cont idei verament geniai

viven semper come sora al Dòmm

ghe bisògn al mond de vegh poesia

la ròba pussee bella che ghe sia.

 

La te slarga el coeur e poeu la ment

la te fa conoss i penser del mond

e tutti i principai avveniment

la te scava denter, la va profond

per lassatt in tì quaicòss de bell

per fatt pensà e lavorà de cervell.

 

I poetta sarann forse on poo matt,

ma hinn lor quei che coloren la vita

dai mus del Parnas hann scisciaa el latt

anca se viven come di eremita

poden morì giovin ò morì vegg,

ma di nòster sentiment hinn i spegg.

 

Ma quand a moeuren in doe a vann?

Poden minga anda con tucc i alter

saria come metti in gran affann

mì el soo, ma soo nò s’el sii vialter

con tucc i sò penser e cont i torment

vann a riposà nel coeur de la gent

l’è pròppi lì senza nissun misteri

in doe se troeuven i sò cimiteri.

 

Errata corrige: Il Reato Colombo NON è un Interista, ma... Milanista. D'altronde nessuno è perfetto!

smile smile smile

 


La nivella

Ora, ci vorrebbe spianare i luoghi comuni di antagonismi stupidi, con una unione superiore e poetica. E se fosse “A livella” del Principe… che te ne pare?

totò

Guarda il video del grande Totò interpretarla, cliccando qui.

Geniale vero. È tanto bella, veritiera ed universale, che... credo che sia proprio questa consapevolezza che abbia spinto molti poeti, asterisco a superare i comprensibili timori comparativi, e tradurla nel proprio dialetto, per gli italiani, o nella loro lingua.
Marco Carcano, ormai un aficionado del sito, mi ha inviato la traduzione di questa poesia, fatta da suo padre. Si capisce subito come el Luisin tassista abbia argutamente unito le due possibilità nel tradurre “questa” poesia, del grande Totò.
Ha messo il sottotitolo che lo specifica… “in lengua milanesa”.

Buona lettura ed ascolto.

Di seguito riporto il testo della traduzione del Luisin tsssita, mentre per la lettura, si è gentilmente offerto, Pierluigi Crola. La registrazione non è perfetta perché effettuata telefonicamente , e tramite interfono. Me ne scuso. Puoi sentirla clicca sulla barra audio.

 

Legge Pierluigi Crola

La nivella

tradotta (in lengua milanesa)
da Luigi Carcano - el Luisin tassista

Incoeu, duu de november, gh’è l’usanza

de ’ndà in di cimiteri, a coeur sincer

per i sò mòrt, la gent de circostanza

la gh’ha cont i magon on trist penser.

 

Pontual, tucc i ann ghe voo anch’ mì.

Vestii scur, per la trista ricorenza,

coi fior a gh’hoo i lumitt per ben guarnì

i tomb di mè parent con deferenza.

 

Me capitaa quest ann ona ventura...

Finii che hoo finii el mè trist omagg...

Madònna!... se ghe pensi, che paura!

Ma subit de permì sont faa coragg.

 

El fatt di fatt, oh gent! L’è stòria noeuva.

Per saraa sù el cancell l’era squas l’ora,

e mì, tarlicch tarlòcch, andavi foeura...

e vedi lì ’na tomba con scritt sora:

 

“QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE

SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO

ARDIMENTOSO EROE DI MILLE IMPRESE

MORTO L’11 MAGGIO DEL 31”

 

La stèma, la coròna che l’onora,

e in bass, la cros de bronz sù l’altarin.

Bei negher i sassitt per passadora,

ritratt, vasett coi fior, pòrta lumin.

 

A dò spann de sta tomba de gran scior,

tra i erbasc, gh’era on altra piscinina

lì sola bandonada, senza on fior.

Legn in cros, pitturaa con la calcina.

 

 

Scritt in negher sora el bianch, se legeva:

“BRAMBILLA AMBROEUS - SPAZZINO COMUNALE”

E guardà, quanta pèna me faseva

sta tomba lasagnenta d’on mòrtale.

 

Pensavi dent de mì: Ecco de bon!

Vun tròpp, per fà pandan, l’alter nagòtt.

De chì gh’è i scior... de l’altra part, barbon!

Anca de là, l’è on mond de balabiòtt.

 

Sui pass di mè penser, pianin pianòtt...

dedenter del cancell, sul chì và là,

guardi l’ora... l’è squasi mezzanòtt!

Con cent paur adòss... soo nò se fà!

 

D’on tratt... tra mezz i tomb... se l’è che vedi?

Duu masigòtt tucc bianch! Vègnen de chì!

L’è on scherz de sugestion... de cert mì credi.

Invece nò!... Hinn chì de front a mì!

 

Sì oej, la sugestion! A l’è ’l marches!

Caramèla, cilinder col pastran.

Quell lì apos de lù, scarsòtt de pes,

l’è ’l sò vesin de tomba, scova in man...

 

Chì se pò nò sbaglià, l’è pròpi lù,

l’Ambroeus, de viv spazzino comunal.

Talment abituaa, ch’el scova sù

foeuj mòrt di piant, sui strad del funeral.

 

E lì a duu pass de mì, senti el marches,

col sò temperament de òmm borios

ruffald e vanitos, e in pù ofes,

a digh al sò vesin, tutt de rabbios:

 

“Me piasariss savè, o brutt carògna

d’on pioggiatt, come mai te set volzaa

fass seppelì, inscì senza vergògna

arent a mì che sont on blasonaa?

 

 

La nobiltà che vanta la casada

la pòrta di vantagg, e in tal manera,

lontan de mì l’andava sotterada

la carna proletaria de ringhera.

 

Ne pòdi pròpi pù de sopportà

la toa vesinanza tarneghenta

e trà i tò pari cerca de trovà

’na tomba de spend pòcch che te contenta!”

 

“Oh scior marches!...L’è minga colpa mia!

Se mai l’è stada lee, la malasòrt

a fagh l’intòrt, quand mì, comunque el sia,

per digh la verità, seri già mòrt.

 

Se torni viv, subit le foo content.

Me metti carna e òss in d’ona sacca,

e svelt senza voltass a voo ’me el vent,

per ben fà ’l mòrt arent a ’na baldracca.”

 

“Se te spetet, villan d’on disgraziaa!

T’hee capii... che sont minga el tò zimbell!

Se mi sarissi minga on titolaa...

a s’tora avrissi faa giamò on macell!”

 

“A famm vedè a mì... sta prepotenza!

Marches di mè sciavatt... faccia de mòlta!

Guai a tì! Se mì perdi la pasienza...

anben mòrt... mi te mazzi on altra vòlta!

 

Chì l’è che tì te see?... Fòrsi el Signor?

Adess, nun denter chì semm a la pari.

Ma guarda in gir... nun semm compagn de lor!

Semm nassuu, poeu semm mòrt senz’ on disvari.”

 

“Ma che diritto l’è che te permett

paragonatt a on nòbil senza ugual...

ch’el gh’ha i natal inscì talment perfett

de fagh invidia ai principi real?”

 

 

“Ti chì a Natal... Pasqua e l’Epifania!

Rigòrdes ben, l’è nò ’na bagatella

de lassà perd inscì come se sia;

la mòrt te see se l’è?... L’è ’na nivella!

 

Per i rè, magistraa, per i grand omm,

dedree de stoo cancell gh’è ’l saldacunt.

Pur anch’ la nobiltà l’ha pers el nòmm,

per tucc, a l’è vun sol, el turnacunt.

 

Donca! Stamm a sentì! Fà nò el cattiv!

Arent a tì, sòpportom senz’ intòrt!

I paiasciad, lassemì fà di viv.

Semm person seri nun, femm part di mòrt!”

 

asteriscoHo fatto una rapida ricerca, ed ho travato un sito che elenca parecchie traduzioni della poesia del Principe. In apertura del sito c'è un’introduzione che condivido totalmente riporto così come è scritta.
... “Ci perdonino gli ammiratori del Principe (noi stessi siamo tra i più accaniti sostenitori della sua arte) per aver osato "tradurre" una poesia bellissima come "'A livella" dal dialetto napoletano coì come è stata scritta da Antonio de Curtis in dialetti di altre regioni o addirittura in altre lingue diverse dall'italiano. Il nostro intento è semplicemente quello di far conoscere questa opera in versi a quanti non conoscano la lingua napoletana....o se volete è semplicemente un gioco. Col permesso del Principe a cui va il nostro incondizionato amore....”

Per accedere al sito e alla lunga lista di traduzioni (tra le quali due in portoghese brasiliano – che sai essere un paese che amo) puoi cliccare qui.

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