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Novembre 2015
Questa seconda parte, si potrebbe intitolare: LAVORI IN CORSO. Infatti i contributi presenti sono di differenti generi e soprattutto, c’è ancora molto spazio da riempire, già predisposto ed in attesa del TUO contributo.

Per leggere tutto il post clicca sull'immagine a lato oppure qui

 

Per ora segui la navigazione, e fatti un’idea di come e con che materiali potresti contribuite ad ampliare questo SPECIALE 2 Novembre... a la Meneghina.
Buona continuazione.    


“L’è ‘l dì di Mort, alegher!”  

Ed ora, arriviamo a noi e alle scuse/omaggio che ho voluto fare, al poeta che mi ha suggerito il titolo per la copertina dello speciale.

Mi sembra… non sono certo, che proprio sulla pagina facebook del Renato, ho visto un questo post, che mi ha incuriosito per tre motivi, che ora ti dico. Una vecchia foto condivisa da Wikipedia, un nome difficile da leggere (Cociancich ¿? ¿? Polacco forse) con la piccola foto (icona) che ritraeva il viso di un giovane, ed in fine il testo: “L’è ‘l dì di Mort, alegher!” ¿? ¿? ¿? ¿?

Già conosci la mia ignoranza e sfrontatezza nel non nasconderla, ti invito perciò ad essere benevolo nei miei confronti, per quanto leggerai in seguito.

delio-tessa
Sono andato a vedere la pagina del Cociancich. Il tipo della vecchia foto, è Delio Tessa, e Wikipedia conclude la sua introduzione così: 
… Oggi Delio Tessa è considerato uno tra i grandi poeti dialettali (o dei poeti tout-court) del Novecento. …
Non l’aveva mai sentito… (Come direbbe Sgarbi: capra - capra - capra -capra - e via così).

Ho cercato allora il testo di questa poesia; lun-ghis-si-mo. Sono diverse pagine e per questo motivo non l’ho riporta qui di seguito, come generalmente faccio.
Però… continuando a cercottare in rete, ho trovato questa poesia, letta, o meglio, declamata da Antonio Bozzetti. 

 

antonio-bozzetti
Anche lui era sino ad oggi a me sconosciuto. Ti riporto solo due righe tratte da una presentazione di un documentario proiettato a
La Scighera” nel 2008, dove Bozzetti era stato invitato.
 … Bozzetti è forse uno degli ultimi autentici "cantastorie" milanesi. In questo uomo di 82 anni è custodito un intero patrimonio di racconti popolari sulla Milano fra le due guerre, sulla vita nelle case di ringhiera, sulla scuola negli anni '30, sui mestieri scomparsi. …

Ora che ti ho confessato la mia ignoranza, relativamente a questi due personaggi, se vuoi ascoltare la poesia di Delio Tessa, magistralmente interpretata da Antonio Bozzetti, uno degli ultimi autentici "cantastorie" milanesi, clicca sulla barra audio qui sotto. 

Se invece, desideri più informazioni su questi due personaggi, ascoltare Antonio Bozzetti e leggere il testo originale e/o la traduzione dal milanese, c'è un piacevole approfondimento pronto per te.
La lettura del Bozzetti infatti, si discosta da testo originale, ne sono stati omesse delle parti, e stralciate altre importanti. Nel approfondimento che ti ho preparato, il testo è nella versione completa, e tramite la spiegazione, potrai facilmente individuare le discordanze, beneficiando così della completezza dell’opera. Se lo vuoi clicca qui.
Val la pèna…

 

Legge Antonio Bozzetti 

 


 El becamort

Adesso, per deliziare musicalmente l’udito, direi che ci vuole una canzone. Brassens ne ha scritta una che è perfettamente in tema e un grande Nanni Svampa l'ha tradotta e cantata con lo spirito milanese che lui sa ben interpretare.

svampa

Puoi ascoltare cantata da Nanni Svampa El becamort” cliccando qui.   

Domanda. Da cosa deriva il termine “beccamorto”?
Risposta: Il necroforo (dal greco nekro- "morto" + phoro(s) "portatore"; sono in uso anche i termini becchino, beccaio o, più volgarmente, beccamorto) è una persona...

 smile  smile  smile 

Dai... non morderti le dita... Se sei interessato a conoscere la divertente etimologia della parola, clicca qui.      

 


 Pan di Mort

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Dopo tutto questo leggere, ci vuole una pausa. Son andato sul sito della Antica Credenza di Sant’Ambrogio, (se de no a cosa l’è che serven i amis) e ho copiato l’ultima parte del bell’articolo di Gianni Staccotti, dove c'è la ricetta del Pan di Mort da gustare assieme ad un suo consiglio enologico.

… Nel solco della tradizione è stata la realizzazione che la pasticceria Marchesi ha dato dell’altro dolce tipico: el Pan di Mort (pane dei morti). 

Ingredienti

400 grammi di zucchero biondo grasso
50 grammi di cacao
60 grammi di cioccolato dolce
un bicchiere di vino bianco
un cucchiaio di miele
300 grammi di farina bianca
300 grammi di mandorle dolci sbucciate e tritate
200 grammi di pinoli e di cedro e arancia candita
10 grammi di spezie miste in polvere.

Preparazione

Impastare bene tutto, formare delle "pagnottine" ovali allungate e farle cuocere in forno molto moderato per un’ora, su una teglia unta di burro, o meglio su delle ostie. Spolverarle ancora calde di zucchero a velo.
Approfittando della stagione, si può fare come abbiamo fatto noi: una ricca cucchiaiata di mascarpone e una coppa di moscato nuovo (2004) per accompagnare questo dessert dal sapore antico. Nelle famiglie ambrosiane, si faceva trovare ai bambini il pane dei morti insieme ai doni che i nonni trapassati lasciavano nella notte del 2 novembre, per ricordare la loro presenza. ...

Interruzione... Se vuoi confrontare una versione dello stesso dolce, il sito Giallo Zafferano, il preferito di mia madre, ne ha una ben spiegata ed illustrata, che puoi vedere cliccando qui. Ok, proseguiamo.

... Lo spirito ambrosiano, a volte un po’ dissacrante, ricordava i cari estinti con solenni banchetti, come ricorda Delio Tessa (1886 –1939 ) : il più grande poeta milanese del Novecento, dal cui capolavoro Caporetto 1917. L’è el dì di mort alegher! Sonada, quasi ona fantasia del 1919 sono tratti questi versi: …

E qui torna il nome di Delio Tessa e la sua autorevolezza milanese e conseguentemente la mia ignoranza in materia. Certo che alla mia età non è facile recuperare il tempo perduto, e “resettare” decenni di convinzioni. Come credere che fosse sufficiente essere nato a Milano, da genitori nati a Milano, per essere un… milanese. Bisogna conoscere, capire, sapere… studiare e… praticare. Praticare il dialetto con dei meneghini che ti raccontino ed insegnino, che ti indichino dove e come e da chi, apprendere la storia della nostra Città. Ma l’è minga facil

Se vuoi leggere tutto l’articolo del Giovanni Staccotti pubblicato sul sito dell’Antica Credenza di Sant’Ambrogio, clicca qui.   

Giovanni, e se fosse: Pan di Mort pucciaa in del Vin Sant?non sarebbe più in tema con la ricorrenza?

 


 elioborgonovo

testatina-papà
9 Novembre 2015
Quadri… niente. Io a dire il vero, non avevo nemmeno cercato tra i suoi. I soggetti che dipingeva erano quasi esclusivamente vecchie case di ringhiera milanesi e gli oggetti quotidiani che le riempivano ed animavano. Ho chiesto, giusto per fare un tentativo, ad un amico pittore paesaggista, se per caso aveva un suo lavoro che fosse inerente al  tema dello SPECIALE, e quando mi son sentito dire, con la certezza di che “spara sulla Croce Rossa”: cimiteri? nooo. - Chi è che si mette a fare un quadro di un cimitero.

Poi, dopo aver pubblicato, senza quadri, avendo un po’ di tempo libero, mi son messo a cercare in internet, e quello che ho trovato sono stati solo tre quadri; molto belli, tecnicamente perfetti e molto suggestivi, ma… nessuno di pittori italiani. Tutte le opere raffiguravano cimiteri lugubri, chiaramente dei paesi nordici e di autori dai nomi impronunciabili, pieni zeppi di k, w, h, e j. Jacob van Ruisdael - Edmund Kanoldt - Athenae Noctua. Il trattino divide un nome dall’altro. 

A questo punto, ed a malincuore, ci ho messo una pietra sopra – “pietra sarà”. Sarà che questo detto ha attinenza col “tema”? 

Sono passato a mettere ordine nel computer e… guarda cosa ti salta fuori… una vecchia tela dipinta del viejo, quando era giovane, dove protette da un muricciolo, interrotto da un’arcata, con una croce in cima, e al centro, ed un cancello semiaperto, si notano tre tombe sconnesse dal tempo. 
È  un Cimitero! Non è meneghino, ma è pur sempre un Cimitero, che per il fatto di essere stato dipinto da un milanese, entra di diritto, tra i contributi di questo SPECIALE 2 Novembre a la milanesa.

Ancora una volta el viejo si è dimostrato imprevedibile e capace di stupirmi.

Un abbraccio. elbor

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ps. Nella testatina all'inizio del l'articolo, la firma: elioborgonovo


 SPAZIO LIBERO

Questo spazio è libero e disponibile, in attesa di un TUO contributo. Puoi inviare fotografie, disegni, pensieri, aneddoti,ricordi, qualunque cosa inerente alla Commemorazione dei Defunti a info@elioborgonovo.it. Il tuo contributo è benaccetto e sarò lieto di inserirlo nello SPECIALE, così da incrementare questa piccola memoria meneghina del dì di Mort. Alegher!

 


sasso-scarpa

El pan di Mort

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Mentre scrivevo il pezzo sul Pan di Mort, mi è venuta una gran voglia di questo dolce meneghino. Mi sono detto: lo compro, lo fotografo per poi metterlo sul sito e me lo mangio.
Tornado a casa da una commissione, sono entrato nel prestiné di via Volvino e tutto euforico ho chiesto alla giovane commessa:
- Buondì, ce l’ha il Pan di Mort? - Si, ma ne è rimasto solo uno. E me lo indica. Era piuttosto piattino, con tanto zucchero a velo, ma senza rigonfiamenti da pinoli. Sembra un po’ asciutto… ma… ok, lo prendo ugualmente. Ne avevo proprio voglia.
Mentre cercavo nel portamonete l’euro, le ho chiesto:
- Di dov’è lei? – Di Napoli, ha risposto la commessa, e forse pensando di “credenziare” la panetteria, ha aggiunto: - ma il mio capo è egiziano.
– Ahhh, ho risposto io, prendendo il mio sacchetto mentre uscivo.
In bici, insoddisfatto della quantità del dolce (solo uno) e della “poca” milanesità del prestiné, ho deciso di comprarne un altro, dal panettiere di via Medeghino per soddisfarmi.
Appoggio la bici al muro, e entrando tutto sorridente chiedo:
- Buondì, ce l’ha il Pan di Mort? - Si, quanti ne vuole? – Grazie, uno basta. – Solo uno? Guardi che son buoni. – Sii, li fate voi? – Si certo. E… di dove siete?
Catania, la bella Catania, m’ha risposta la signora. - Ahhh, ecco. No, no, è sufficiente uno, grazie.

Morale: oggi come oggi, a Milano, anche el Pan di Mort è diventato come le caldarroste in piazza Duomo, (dove le hanno solo i cinesi) non ce n’è uno che sia milanese.
Adesso che ho la ricetta, l’anno prossimo me lo faccio in casa.
Nota tecnica e valutazione:
Il primo, quello piattino, era effettivamente un poco asciutto, non ho sentito nessun pinolo, l’impasto non era male, pesante come me lo ricordavo e di quantità… giusta. Voto: 6
Il secondo: più spesso, umido al punto giusto, inaspettatamente soffice e leggero, con i pinoli, e con l’impasto molto meno dolce (meno mieloso). La quantità poteva essere maggiore, data la leggerezza e la sofficità.  Voto: 7½

Nota: dal Garzanti Linguistica one-line: Prestinaio: Etimologia: dal dial. prestiné, che è dal lat. tardo pistrinarĭu(m); cfr. pistrinaio. – per comprarne un paio.


 

Questo è tutto, spero tu abbia gradito. Mi scuso gli eventuali errori o refasi (sto scherzando...) refusi che sempre mi scappano (per i quali la mia "paziente" editor/correttrice di bozze SEMPRE mi tira le orecchie). Ti saluto col consueto...
Se vedom elbor

 

 

 

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