coppi-tomba
Giugno 2015
Da bambino quando venivo lasciato per qualche giorno (ed io ne ero solo felice) a casa dei miei nonni (quelli da parte di padre, il Piero e La Bianca), quel cognome – Pissarelli - Pissarei in milanes - lo conoscevo perché l’avevo sentito spesso. Non conoscevo il “proprietario”, ma sapevo che aveva a che fare con la bicicletta. 

 

 

 

 

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Che fosse uno degli amici, che lo accompagnava nelle “uscite brevi”, quelle settimanali, di quando salutava la nonna dicendo: - Bianchi, (la nonna Bianca) voo a dà ona sgambada, quindi era con l’abbigliamento e la bicicletta “borghese” perché andava solo a laciarela, alla Certosa di Chiaravalle o a Pavia, oppure a nord, ad Erba, oppure al suo/nostro paese di origine, Cesano Maderno, sempre però senza far visita ai parenti. In quelle "brevi" el  Pissarei c'era. E quando con pochi fedelissimi amici, andava a fare un... girett, per loro el girett era andare a Roma, a Città di Castello, oppure a Castellania, e fare omaggio alla tomba del Coppi, el Pissarei, immancabilmente era presente.

L’approssimarsi de un girett, lo riconoscevo perché  cominciava già un paio di giorni prima della partenza, quando venivo invitato a dormire nel lettone con loro, perché sul mio letto, ci metteva ordinatamente, la divisa completa da corridore - in seguito ho capito che era quella della Squadra Corse Pissarelli - Veterani, le borracce, che sarebbero state il regalo per me al ritorno, la pompa, quella che con quell’accrocchio strano in testa, con quattro pompate induriva subito la gomma della mia bici, e… i palmer, quelli di scorta, perfettamente piegati e fissati da un cinturino di cuoio. Particolare questo che differenziava una bici da corsa, da una normale. E naturalmente la borsetta con i ferri essenziali (e multifunzione) per una riparazione da fare in strada e… i documenti. 

Un pomeriggio dei primi giorni della mostra di papà, un signore, accompagnato da una signora, rivolgendosi in un bel milanese rotondo, di quelli che si capisce subito che ti trovi di fronte ad uno che lo parla quotidianamente… mi ha chiesto: tì te see l’Ivo, el fioue de l’Elio? Si, sono io: Sont el Pisarei e lee l'è la mia sorella. Emm cognosuu el tò papà, el tò nòno, la toa nòna e la toa mama, tucc… 'me te stee? Poi, visibilmente rammaricato mi ha detto, in italiano: mi è spiaciuto per il papà.
Poi, cambiando discorso come a rimuovere la brutta notizia, sapendo che avevo passato da bambino parecchio tempo coi nonni al Calvairate, mi ha elencato, come se fossi del Calvairà, tutti i posti dove suo padre e mio nonno, lui e mio padre, hanno vissuto le loro “avventure” di quartiere. Giacomo è un uomo diretto, chiaro, uno che non fa giri di parole, così a un certo punto mi dice: gh 'avaremm ona vintena de quader del tò papà. Ho pensato che fosse  un modo di dire per farmi capire che ne avevano diversi. Gli ho chiesto l’indirizzo, per andare a fotografarli, mi ha detto - gh'è minga de problèma.

Sono andato qualche giorno fa, e di lavori di papà, in casa dei Pissarelli, ne hanno… 20. Sparsi sulle pareti di tutta la casa, pareti che non hanno più nemmeno un posticino per appendere un altro piccolo quadro.

pisarei-quadri 

 

Ho trovato una tela con bellissimo cortile datato 1964 e una macelleria del ’66, un disegno di girasoli… che se non sono gli unici fiori disegnati da papà, al massimo ce n'è un altro, e una china bianco e nero del viaggio in Borgogna. Mirella e Giacomo mi hanno spiegato che la grossa quantità, è dovuta al fatto che anche il loro genitori amavano la pittura, anche quella di mio padre, e dopo la morte di entrambi i genitori, loro hanno pensato di riunire tutti i quadri. 

Con un numero così grande di quadri, le riprese hanno richiesto più tempo del previsto, così, (a volte bisogna soffrire nella vita) sono dovuto fermarmi a pranzo. Per tirare l’orario, Giacomo mi ha portato a fare un giro nel orto, così mi è "toccato" accettare on poo de boffanella, ona brancada de mognagh e quatter fior de succa de portà a cà de faa con la pastella, (con la farina sciolta in acqua minerale fredda, meglio se gasata, mi raccomando!). Il fotografo, lavoro duro. Non ti dico che tipo di cibo abbiamo mangiato, ma per farti un'idea puoi vedere questo mini/video.

 

a-pranzo-dai-Pissarelli from Ivo Borgonovo on Vimeo.

 

Tre fotografie "purtroppo" non sono venute bene, mi toccherà tornare, e visto che scattare solo tre foto mi occuperà poco tempo, mi farò raccontare qualche aneddoto della storia sportiva della Squadre Corse Pissarelli, che poi ti racconto.

Per andare direttamente alla Permanente, e vedere i 17 lavori di papà di proprietà dei Pissarelli, (sigla: Perm-019) clicca qui.

Un abbraccio a te e a loro due. elbor


Nota
: Credo di aver fatto un po’ di casino con le correzioni che Pierluigi ha fatto al mio tentativo di frase in milanese che gli ho inviato, quindi questa è la traduzione dal milanese all'italiano.
… così mi è "toccato" accettare on poo de boffanella, ona brancada de mognagh e quatter fior de succa de portà a cà de faa con la pastella,
… così mi è "toccato" accettare un pò di cicorino, una brancata di albicocche e quattro fiori di zucca da fare a casa in pastella. 

Avvertenza … succa de portà a cà de faa con la pastella ... l’ho tradotta io perché non gliel’avevo mandata col resto della frase e mi sono vergognato di chiedergli ancora di tradurmela.
Se ti vuoi buttare anche tu nella mischia, sei il benvenuto/ta.

Se vedom 

 

 

  

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