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22 November 2019

Se le dimensioni fossero proporzionate all’amore e alla dedizione che la Barsocchi, da anni, mette per mantenere viva la Gesetta di lusert qulla piccolissima chiesetta la saria granda m’el Nòster Dòmm.

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Sabato scorso, l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, (per i milanesi sempre di fretta… dirò che si tratta della minuscola chiesetta situata sullo spartitraffico della via Lorenteggio all’altezza del numero 31, poco prima di piazza Bolivar) ha aperto le sue porte per accogliere la presentazione dell’ultima fatica di Paola Barsocchi.

Per gli abitanti del Lorenteggio, questa è “la Gesetta di lusert”, soprannome datole da Piero Mazzarella, che ha le dedicato una poesia. Quando il quartiere Lorenteggio era ancora aperta campagna, sono convinto che d’estate, quella minuscola chiesetta, aveva le pareti “decorate” dalle tante lucertole che vi si fermavano a prendere il sole.  
Oggi, è il monumento che ha il primato di essere la più piccola chiesa di Milano, una delle due senza campanile e sicuramente l’unica a sorgere in uno… spartitraffico.

È all’interno di questa “bomboniera”che si è tenuta una superaffollata presentazione del trittico che racchiude le memorie storiche del vicino quartiere di San Cristoforo, alle quali hanno diversi altri innamorati della cultura milanese, offrendo vecchie foto, documenti e molto altro.

Contando coloro che… pressati si sono “accomodati” sulle antiche panche, quelli seduti sulle sedie addossate, come nemmeno i posti in “Ryanair” e quelli che sul fondo della chiesa, in “piccionaia”, si spintonavano per guadagnare qualche centimetro, i più di 60 partecipanti hanno accolto con un applauso l’inizio della presentazione. Una quindicina di persone, rimaste invece sul… sagrato, hanno potuto solo ascoltare, a spizzichi e bocconi, le anticipazioni di una Barsocchi emozionata per l’affluenza.

 

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Il primo ospite d’onore è stata la Piera Bottini, che… i"n on dì de grazia", come ama definire i giorni in cui il peso dei suoi novantadue anni dimentica di posarsi sulle sue spalle, ha sapientemente recitato alcune sue splendide poesie riportate in uno dei libri: “La cassina”, “El barchett de Boffalora” e “La lavandera”.

La Bottini, che parla abitualmente in dialetto milanese e possiede un’ottima capacità di “interfacciarsi”* con chi la ascolta, ha catturato con la sua simpatia, schiettezza e genuinità, già nei racconti introduttivi alle sue poesie.
* “Interfacciarsi” Ho usato questo termine perché la Piera Bottini… la doppra l’IPad. Inscì te gh’heeet ona idea de che personagg l’è la Piera.

La cassina

di Piera Bottini

El ninna el vent i pòbbi in mezz a la gran pas de
la campagna e l'ultim sô el carezza la cassina.
De sòtt al pòrtegh cont in scòss la scianna pisòcca, pipa
in bocca el vecc paisan
e dent i serc de fumm...nassen ricòrd
davanti ai oeucc tobis hinn lì tucc viv e in de
l'ombrìa el gòd la libertà
de usmà e scoltà...vos e profumm
che lù l'ha pròppi mai desmentegaa.
Vos e frecass de stalla odor de
terra, quella
anmò dent i sò man, profumm de fen, de loeuv e
de foiamm, sgarr de patan, de gioin sora l'era cont i
canzon di dònn e di tosann.
Poeu tutt svaniss 'me on gioeugh de gibigiann e in del silenzi
che ie mett in cros,
cont el magon che ghe se stròzza in gola, in d'on ti-tich ti-tach
de pass strusaa
el guzza i oeucc sora la soa campagna doe gh'è i radis
de tutti i sò de ca’
e in del reciòcch del sòn d'ona campana el biassa
on'orazion per fà tornà
...brasc giovin de volontà per onorà la
terra...in onestà!

 

La lavandera

di Piera Bottini
legge l'autrice

 

 

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Tra una ospite e l’altro, la Paola Barsocchi, come dicevo… non si è risparmiata in anticipazioni, aneddoti e curiosità del quartiere San Cristoforo, di cui è nativa e… del “rivale” quartiere Barona.

È stata davvero simpatica quando, dopo aver ampiamente accennato ad alcuni fatti di cronache noir, avvenuti negli anni bui delle zone, rendendosi conto della cattiva strategia promozionale imboccata, si è autocensurata presentando il secondo ospite, Domenico Melillo, un giovane 39novenne, nato e tuttora residente alla Barona.
Domenico, che di indole è tranquillo e riservato, ha narrato (non senza attingere al suo sagace senso dello humor) l’esperienza, a tratti difficile, di crescere, giocare e studiare in un quartiere dove la maggior parte dei suoi coetanei, non abbracciava la sua diligente postura, ma quella imposta dai “banditelli” che avevano fatto della strada di casa sua, la linea di confine del loro “fortino”.

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Oggi Domenico è un affermato avvocato penalista (forse non sarà per caso…) e allo stesso tempo, un ricercato (   nel senso di richiesto) ed apprezzato street artist. (Una delle definizioni che identificano gli artisti che realizzano grandi murales/dipinti nelle nostre città).
Il prossimo suo lavoro avrà inizio il 24 novembre, al Piazzale Donne Partigiane, nella struttura chiamata “Disco Volante” che comprende il bel teatro “Barrio’s”.
Si cimenterà nella sostituzione dell’attuale murales, una sua opera del 2013, che l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno ha così commentato: “Un doveroso omaggio alla memoria di chi ha contribuito a liberare il Paese dal nazifascismo: uomini e donne che, con impegno e passione, anche a costo della vita, hanno lottato per la libertà e per la difesa dei diritti”.
Vedremo cosa farà questa volta in nostro Domenico, in arte… FRODE.
Anche nella scelta della propria tag si è mostrato spiritoso. Tag = firma nel gergo degli street artist.

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Un altro ospite speciale intervenuto alla presentazione della Paola Barsocchi, è stato l’Umberto Faini. Eclettico artista, il Faini è un raffinato pittore e disegnatore, un attento e pungente scrittore, un musicista ed… un milanese D.O.C..

 

 

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Con la sua affabile ghega (la tipica ed inequivocabile postura meneghina) in perfetto milanese, l’Umberto ci ha intrattenuti narrandoci alcuni brevi e spiritosi ricordi della sua gioventù, che ha alternato… accompagnandosi alla SUA chitarra, a due sue canzoni “Futugrafia” con i cui versi termina il libro sul borgo di San Cristoforo e “L’umidità”.
Con quest’ultimo brano, in tema col clima piovoso della giornata, complici l’accattivante armonia della canzone, e lo “spiritoso” testo, ha coinvolto in un partecipato coro tutto il pubblico.

Le registrazioni che ho fatto durante la presentazione, non sono riuscite di qualità proponibile. Per la Bottini ho cercato nel mio archivio, ed ho trovato una delle due poesie, per il Faini non ho trovato nessuna registrazioni dei due brani cantati sabato.
Ma... spulciando in rete, ho trovato una versione de "L'umidità" di qualche anno fa, che a mio parere rende bene l'idea del valore e della considerazione che... el nòster Faini musicista gode nell'ambiente della canzone dialettale milanese.

Clicca sulla miniatura sottostante per "linkarti" >

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Avrai notato che ho scritto “SUA” in maiuscolo. L’ho fatto per ricordarmi di dirti un altro aspetto dell’ecletticità del Faini: l’ essere un inventore.
Ha ideato e realizzato un… porta spartito/appunti “semovibile” applicato alla chitarra, che la rende perfetta per il suo genere musicale ed inequivocabilmente SUA.
L’idea è geniale… nella sua semplicità; si tratta di una assicella con un’estremità fissata, per mezzo di un perno, alla fasciatura della “spalla” della cassa di risonanza.
Lunga tanto da poggiare sul “bacino” della cassa armonica, quando è ripiegata si ingloba perfettamente allo strumento, mentre quando viene ruotata di 90°, rispetto alle corde, si trasforma nel pratico “leggio” sul quale il Faini, sistema i suoi appunti, fissati con una molletta fermacarte. Le note musicali e/o i testi delle canzoni sono appositamente trascritti su spartiti/appunti delle dimensioni del Faini-leggio.
Naturalmente, questa variante permette comunque che la SUA chitarra possa essere riposta una normale custodia… non rigida.    Semplicemente geniale   .
Io sono stato nel suo studio a trovarlo qualche volta. In ogni occasione ho percepito la sua creatività manifestarsi nei dipinti come negli “accrocchi” più disparati, nei testi dei suoi “libretti” come negli schizzi graffianti della sua matita.

Un esempio il disegno che segue, preso dalla sua bacheca facebook.

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Non bisogna farsi ingannare dalla riservatezza e pacatezza della Barsocchi. Infatti, nonostante queste tranquille doti caratteriali, la Paola da anni si prodiga per salvaguardare la storia e le tradizioni del Lorenteggio. Negli ultimi anni ha capitanato una impegnativa battaglia contro i “demolitori seriali” che… nell’ambito dei lavori della M4, prevedevano la demolizione della Gesetta di lusert.
Il suo impegno unito a quello di un gruppetto di agguerriti Lorenteggini, ha permesso la conservazione di questa bomboniera, le cui origini risalgono agli inizi del passato millennio.

Clicca sull’immagine della home page del sito “Oratorio di San Protaso al Lorenteggio”
per saperne di più.

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Oltre a storica e paladina, la Barsocchi è una raffinata poetessa, che però… per le doti di cui sopra, si vergogna a declamare le sue poesie. Così ha invitato a leggere una sua composizione, la bravissima, più volte premiata in concorsi di poesia anche dialettale Adriana Scagliola.
Giovane di età, (ancamò per pòcch sui cinquanta…      mi ha detto la Scagliola... sapendo che all'anagrafe con lei si sbagliano) ma poeticamente più che matura, l’Adriana ha declamato
La barbòna del martinengh” che qui di seguito ti ripropongo in una registrazione successiva all’evento.

 

 

La barbòna del martinengh

di Paola Barsocchii
legge Adriana Scagliola

 

 

La barbòna del martinengh

di Paola Barsocchi

Consciada de trà via, pòra dònna la gh’aveva
settant’ann, fòrsi pussee.
La stava de per lee, mai confidenz a quei che passa
gh’ha mai cercaa danee.

L’andava in strusa dai ses de la mattina cont on sacch grand
‘me lee con denter nient vegneva scur e l’era anmò per
strada la veggetta che la stava al Martinengh

Piscinina, minga bella, sperluscenta nissun saveva el
nòmm òppur chi l’era.
La stava a testa bassa, mai on sorris nissun gh’ha mai
auguraa la “bònasera”.

Chi l’era? Chi l’è stada? Ona sciora?
Saveva pròppi nient de lee la gent domà che tutt’i
ser la se vedeva andà in fond a Via Pònti, al
Martinengh.

Con la gent del rion l’ha mai parlaa per cercà ona
moneda ò on quiacòss,
savevom che la viveva in mezz ai praa
denter a ona baracca, arent al fòss.

La pareva inrabbida, la donnetta, che la gh’aveva
cà al Martinengh,
de legn tegnuda insema per scommessa ma denter de
mobilia gh’era nient.

La stava in fond la via, l’Andrea Pònti, in del casòtt de
legn, la ròsgia arent
per la fabbrica visina con ‘sto nòmm quel sit numm el
ciamavom Martinengh

L’era semper in strusa, la barbòna on sacch mezz voeui,
de strasc, ghe ‘ndava adree a l’era on sacch de quei di sciostree
denter gh’era el sò mond e i sò belee,

poeu l’emm veduda pù, desmentegada l’hemm
nominada anmò, ma de recent, serom adree parlà de
quei bei temp che fasevom el bagn … al Martinengh

 

L'ultimo invitato che è intervenuto è stato il giornalista, scrittore e direttore di una emittente radiofonica, oggi non più nell’etere, la cui programmazione era prettamente meneghina.
Con l’indubbia capacità narrativa che lo contraddistingue, ha raccontato alcuni spaccati della vita ai tempi della Guerra. Abitudini, aneddoti ed eventi storici che durante la sua infanzia ha vissuto in prima persona.

Al di là delle ingenue monellerie “campestri” che ha raccontato, e che ovviamente ai nostri tempi non sarebbero possibili, ad impressionarmi e farmi riflettere, è stato il racconto che l’ha visto… assieme ad un coetaneo, seduto nella sala cinematografica (il Ducale di piazza Napoli) assistere tranquillamente ad un film… (del quale ricordava persino il titolo, mentre io naturalmente ho scordato).

All’improvviso la proiezione è stata interrotta dall’urlo della sirena antiaereo, 

 

che avvertiva l’imminente bombardamento. Era il...

 24 ottobre del 1942

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Scappati fuori dal cinema i due si sono avviati per ritornare a casa (via Foppa). In una sosta per ripararsi, hanno visto chiaramente gli aerei, sganciare le bombe (a grappolo) che… miracolosamente hanno lambito il loro quartiere.

Mi ha impressionato… come in tempo di Guerra, l’indipendenza dei figli, anche se minorenni (essendo nato nel 1935, la testimonianza riferita è quella di un bambino che durante quel bombardamento al massimo… aveva sette anni).
Ho poi riflettuto e rimasto sorpreso relativamente a come le Autorità Fasciste, permettessero ad un bimbo di sette anni (non accompagnato) di recarsi liberamente ad un cinema, per assistere ad un film. Sconcertanti scoperte del Ventennio.

 

 

Il sempre apprezzato rituale degli estimatori della Barsocchi in fila per farsi fare dall’autrice la propria dedica, ha concluso assieme alle foto ricordo, qui un tris di poetesse: Piera Bottini, Adriana Scagliola e l’anfitrione Paola Barsocchi, il pomeriggio culturale.

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Paola Barsocchi è nata e vive a Milano nel quartiere di Lorenteggio, ma è originaria del “borgo” di San Cristoforo sul Naviglio Grande, dove ha abitato fino all’età di trent’anni.
Amante di storia medievale ed architettura della sua città, quando ha lasciato il lavoro in banca, raggiunta l’età pensionabile, si è dedicata alla scoperta di quei luoghi artistici un po’ nascosti di cui Milano è ricca.
Ha costituito una Associazione Culturale: Amici della Chiesetta di San Protaso al Lorenteggio, di cui è Presidente, proprio per valorizzare questo antico luogo un po’ dimenticato della periferia milanese.

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Borgo di San Cristoforo sul Naviglio Grande è frutto di approfondite ricerche, ha voluto raccontarci la storia del borgo che sorge attorno all’antica chiesetta di San Cristoforo sul Naviglio Grande, cara ai Visconti.
Il volume è arricchito da numerose poesie di vari autori E da fotografie, d’epoca ed attuali, che documentano i cambiamenti avvenuti nel borgo.
Inoltre ha scritto: Oratorio di San Protaso al Lorenteggio – La chiesina nello spartitraffico ed altri testi, di narrativa e saggistica, anche in “lingua milanese”.

 

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Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio Grande è frutto di approfondite ricerche, ha voluto rendere omaggio all’antica chiesetta di San Cristoforo che sorge sul Naviglio Grande, cara ai Visconti e ricca di storia, preziosa per la sua architettura e per gli affreschi che conserva al suo interno.
Il volume è arricchito da numerose fotografie, d’epoca ed attuali, che documentano i cambiamenti avvenuti all’interno della chiesa.
Inoltre ha scritto: Oratorio di San Protaso al Lorenteggio – La chiesina nello spartitraffico ed altri testi, di narrativa e saggistica, anche in “lingua milanese”.

 

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La Barona è frutto di approfondite ricerche, ha voluto rendere omaggio alla storia dell’antico Quartiere della Barona.
Il volume è arricchito da numerose poesie, molte delle quali in milanese, da racconti e aneddoti di chi ha vissuto nel quartiere e da fotografie d’epoca e attuali che documentano i cambiamenti avvenuti nel quartiere nel corso degli anni.
Inoltre ha scritto: Oratorio di San Protaso al Lorenteggio – La chiesina nello spartitraffico ed altri testi, di narrativa e saggistica, anche in “lingua milanese”.



Ma... io voglio concludere con un pettegolezzo.

Il giorno prima della presentazione, verso le undici del mattino, sono passato da casa della Bottini.
Ho chiesto a la portinara di citofonarle e chiederle se preferisse che le lasciassi la busta alla custode o se voleva che gliela portassi. Prova una, due, tre volte… la Piera non risponde.
Ho lasciato la busta e preoccupato ho continuato le mie commissioni col proposito di chiamarla appena tornata a casa. Prima di cena… squilla il telefono, ed era lei.
Fresca come una rosa, come se nulla fosse… “uhè belee… me la và? La portinara la m’ha daa la busta” Piera… come… “me la và”! Dov’eri stamattina? Lei… bella come il sole: in del perrucché, perché incoeu gh’è la presentazion de la Paola.    Hoo fà anca i man.    Altra risatina "E dopo… sont andada a mangià al ristorant. Dovariom andagh insèma ona quai vòlta".

Non è meravigliosa una donna di 92 anni che ha ancora questa voglia di vivere?
On basin Piera.

Con questo “pettegolezzo” – che in portoghese si dice, fofoca ti saluto col consueto: se vedom… elbor

 

 


 

 

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