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2 de giugn 2018

Quando c’era Lei non me lo ricordavo, adesso che non c’è più… dimentico che oggi è anche la festa della Repubblica.
Buon compleanno mamma.

 

 

 

Per fortuna ho tanti suoi ricordi che mi aiutano a lenire la sua mancanza, il rammarico per le domande non fatte, per gli incoraggiamenti ed i consigli, gli unici realmente sinceri e leali. 

Uno di questi ricordi, bellissimo, che mi piace ricordare, è quello di mia madre in cucina, preparando da mangiare.

Sin da bambino amavo stare in cucina con lei mentre “faceva da mangiare”.
Abitavamo in via del Turchino, quindi avevo 6/7 anni, lei 28/29, ricordo che mi infilavo nel piccolo spazio tra il lavandino ed il muro del microscopico cucinino, per guardare e chiacchierare con lei mentre preparava.

Non ricordo cosa ci dicevamo, ma dovevano essere cose importanti, belle o forse solo storie quotidiane, perché è così che l’ho in mente, dal basso all’alto mentre sbuccia le patate, lava l’insalata o sciacqua una pentola che poi mi faceva poi asciugare prima di riusarla.

Nel cucinino c’era il lavandino di granito, il rubinetto era a muro, sempre con un piscino d’acqua che cadeva nella tazza che conteneva il panetto di burro da tenere in fresco. 

C’era anche un tubo che sostituiva il tappo, che veniva usato quando si lavavano le verdure o per sciacquare qualcosa. Mi affascinava vedere il livello dell’acqua salire e non “tracimare”. 

Il fornello era a tre (forse due) fuochi. Uno “scatolotto” bianco smaltato appoggiato sul ripiano di marmo, con le gambe tozze che permettevano di infilarci i fiammiferi di legno, i soffranei. A volte scivolavano più sotto, e bisognava prendere el… non ricordo se si dice, cugiaa de legn? il cucchiaio di legno per tirarli fuori.
Il forno era a parte, una grossa pentola tonda, bucata in centro con un… “orologio”.

Già allora uno dei miei compiti era pulire la ciotola del budino o dell'impasto per la ciambella, che aveva ancora quel forte sapore di lievito, o del cioccolato della farcitura di una torta (frolla). Dopo il mio trattamento; cucchiaio prima “ciucciate di dito” poi, avrebbe potuto essere riposta anche senza essere lavata.
Anche il panetto di frolla non scappava dal mio piccolo furto prima che la spendesse. 

Nel ’64 siamo venuti al Chiesa Rossa, dove la cucina era grande… abitabile, ma il nostro il punto d’incontro è rimasto lo stesso: in cucina.

Da adolescente, gironzolandole attorno come una mosca, le raccontavo le mie preoccupazioni, le cazzate che avevo combinato o le confessavo le mie pene d’amore. Sempre abbondanti, come le grattate di Grana che davo sulla pasta, bloccate da mio padre con l’usuale: “va che ‘l costa!”.

Lei mi ascoltava e preparava, preparava e mi ascoltava pazientemente, interrompendo ogni tanto quella dolcezza materna, con una energica spinta seguita da un brusco “te see semper in mes ai ball”.

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Queste foto devo averle scattate negli anni 1972/’73, lei avrà avuto 39/40 anni.
Frequentavo l’Umanitaria, la scuola professionale di fotografia. Allora avevo sempre la macchina fotografica in mano e loro ormai ne erano rassegati. Fotografavo tutto e tutti  normalmente, consentendomi di scattare diverse foto di vita quotidiana che ora… sono (per me) meravigliose.

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Qui la Nemi BECCATA mentre fa una cosa che non si deve fare. O che se “scappa” non deve uscire di casa, figuriamoci pubblicarla. Ti dirò, se tornasse per incazzarsi... non mi dispiacerebbe…    .

Anche papà aveva il vizio della “leccata” finale, ma con l’olio.
Mia madre diceva che solo i matti sanno condire e mischiare bene l’insalata e lui che era l'artista (quindi matto) era l’addetto. Sale, aceto, che lo scioglie ed olio, abbondante. Era a quel punto, quando alzava la bottiglia, che ne scivolava una gocciolina su collo... lui svelto come un gatto, slurp con una leccatina evitava che arrivasse al collarino dell'etichetta.
Noi divertiti per la scena ricorrente insorgevamo… “ma dai… papà”. E lui sghignazzando ci diceva, “cos’è, avete schifo di vostro padre?” La mamma concludeva col suo… “sei proprio del Calvairate”. – Anche lei lo era, ma... della parte di abitanti "nobili" - "non barboni". 

Forchettavamo dalla stessa grossa marmitta messa al centro del tavolo rotondo.
La mamma no perché… “non sono mica una barbona… io - appunto”. Si metteva le sue foglie nel piatto.
Verso la fine, ognuno metteva un pezzetto di pane nell’abbondante sughetto che rimaneva.
Quello di pomodori era il migliore. Alla fine, se non te lo facevi fregare dagli altri, ti trovavi l’ultimo boccone inzuppato di olio e dell’acquetta di pomodoro coi semi. Mmmmm chedelizia.

Dare una “leccata di diti” (non dita) mentre prepari o al collo della bottiglia dell’olio, alla ciotola della torta o a quello che ti piace, lo soooo… è una cosa che non si deve fare. Ma... di la verità: anche tu qualche volta l'hai data una leccata a qualcosa che ti piaceva troppo?   . 

E così noi… mamma, papà, io e credo anche mio fratello.

Comunque sia… questa è una delle foto di mia madre che più amo, bella, assolutamente naturale, con lo sguardo al cibo ed il pensiero lontano, chissà dove. 

Oggi, sono io a cucinare nella SUA cucina. E non poche volte, nonostante tutto sia cambiato, mobili ed attrezzature domestiche, mi trovo in quel preciso punto mentre preparo... sento di esserle vicino, immaginando che lì nel suo posto lei possa sentire tutti i miei pensieri.

Buon compleanno mamma.   .

 

Nota: Slurp Glossario della lingua dei fumetti

 

 

 

 

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