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Marzo 2016 

SIAMO TANTE POSSIAMO FARE MOLTO

Nemi  Tattanalli è una donna che parla al plurale: «Noi abbiamo pensato... noi siamo andate... noi abbiamo fatto». «Noi» sono la donna con le quali ha fatto di volta in volta le battaglie per il verde nel quartiere, per la piscina dai bambini, per la scuola dai figli,  per il consultorio di zona. Tutte insieme, tutta alla pari.

 

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Anche se la sua determinazione a la sua chiarezza di idee fanno supporre un ruolo di leader che, comunque, non verrà mai confessato. Lavora all’Udi di Milano a fa parte del Comitato di gestione del consultorio del suo quartiere zona 15, Gratosoglio,  Chiesa Rossa. Un quartiere non facile «ma vivo, popolare a popoloso». All’inizio, quando ha cominciato a lavorare all’Udi, offriva solo la sua esperienza di ex impiagata, ma la voglia di cambiare se stessa e il mondo l’ha impegnata subito in altre battaglie. Ha raccolto le firme  per la legge di iniziativa popolare sui consultori. Lei, che si serviva già di un consultorio privato, si ara convinta presto che questo «è un modo importante, forse l`unico, di procurarsi gli strumenti  per uscire dalla cosiddetta condizione femminile. Perché se non sappiamo come siamo fatte, non possiamo tutelare la nostra salute a non impariamo a volarci bene». 

Il consultorio come luogo di incontro a di crescita  insieme ad altre donne. Le sue idee in proposito sono molto chiare; «Non un servizio medico che ti dice cosa devi fere per guarire, ma un modo diverso di affrontare le medicine, un luogo, soprattutto, dove non si va solo per abortire, ma dove, anzi, si fa contraccezione e si controllano le gravidanze». E andata a spiegarlo anche in giro per i mercati. Certo, l’aborto e una realtà che non si può sottovalutare e loro, Nemi e le altre, hanno stabilito regole ben precise. «L’equipe, per esempio, deve avere almeno un medico non obiettore di coscienza (non e raro il caso che i due medici previsti siano obiettori entrambi!). Niente liste d’attesa, nessun obbligo di colloquio per avere il certificato da presentare in ospedale per sottoporsi all’intervento di interruzione delle gravidanza». 

Me non è solo questione di organizzazione. C’è il problema dell’assistenza e delle solidarietà. «Dobbiamo evitare traumi il più possibile e non solo elle minorenni che finora, per fortuna, non sono state molte (e speriamo dl non dover dir purtroppo perché ciò significherebbe che ripiegano sulle clandestinità). A loro diamo tutte l’assistenza possibile sia quando si presentano con i genitori, sia quando occorre le firme del giudice tutelare. Ma in ogni caso cerchiamo di rendere semplice una cosa che semplice non e mai. Per nessuna. Non e facile trovare un posto in ospedale, nonostante le legge. Così ci siamo fatte la nostra rete di informazione. ln tutti gli ospedali ci sono compagne anestesiste, ginecologhe, infermiere che ci danno il quadro della situazione. Ma il nostro scopo non e l'aborto. Quando una donna torna da noi dopo l'intervento, e un urrah di gioia. Vuol dire che il nostro lavoro ha un significato. Non solo perché fare uso di anticoncezionali, ma perché ha l’occasione di stare con altre donne: può essere l’inizio di un cambiamento». Ottenerlo, questo consultorio, non è stato facile. 

Quando, nel ’75, viene approvata la legge nazionale per i consultori (cui dovrebbe seguire nel giro di sei mesi quelle regionale per istituire il servizio) le donne come Nemi aspettano. Me dopo due anni non è ancora successo nulla.  «Allora abbiamo capito che dovevamo unirci fra noi e abbiamo fatto un coordinamento di donne. Tante idee e tante provenienze diverse, ma tutte partecipavano in quanto donne senza etichette ideologiche o di partito. Abbiamo lavorato sodo per presentare il nostro progetto al consiglio di zona. Perché e chiaro; il servizio doveva essere pubblico. Volantinaggi, manifestazioni: stendevamo le nostre lenzuola per strada e ci scrivevamo sopra col pennarello: consultori per non abortire. E neanche a farlo apposta pioveva sempre! 

«Saremo state fortunate, saremo state aggressive, ma le nostre delegazioni in comune sono state sempre ricevute. E quando, allo scioglimento degli enti locali, abbiamo occupato la sede dell’Eca abbiamo avuto il consultorio con due ginecologi, un’ostetrica, un‘assistente sociale, due assistenti sanitarie e una psicologa». 

Un’impresa non da poco se pensiamo che delle migliaia di centri previsti dalla legge in tutta Italia ne sono stati realizzati finora solo 708. E anche una grande fatica. Le assenze da casa non si contano. Quante ore al giorno? Questo non e un impiego tradizionale. Nemi ha il lavoro all’Udi, quello per una piccola cooperativa (l`unico per il quale riceva un compenso), il comitato di gestione del consultorio. Le riunioni si accavallano. La vita privata? La famiglia? «Ci siamo messi in discussione mio marito ed lo. E siamo cresciuti insieme. Le frecciatine semmai venivano dai figli perché è certamente più facile avere una mamma in cucina che in assemblea».

L‘evoluzione, come spesso succede in questi casi, e stata graduate. Con due bambini aveva lasciato l’impiego ed era rimasta a casa per un po'. «Ma i figli crescono, vanno a scuola e una donna si ritrova a contatto con una realtà che non è delle più tenere. E lì cominci a svegliarti. Alle medie li ho mandati (mi hai mandato…) alle sperimentali ma erano sempre lì per chiudere e allora ci siamo mossi insieme, tutti i genitori, a cercare di tenere in piedi queste scuole che insegnano ai ragazzi a pensare con la propria tasta. Più che altro ascoltavo. Non aro mica preparata. Ma è stato il trampolino di lancio che mi ha buttata fuori a sono entrata a turno nelle commissioni scuola, sport, igiene a sanità dalla zona». Parla a lavora con la serenità e la modestia che derivano dalla convinzione che ciascuno deve fare la sua parte  per cambiare qualcosa.  «Mi sembrerebbe un’ingiustizia non fare niente. E poi, se vuoi essere una donna completa, non davi fare la cosa solo  per te stessa». Vive in mazzo ai giovani a non a un vezzo se non si ricorda subito quanti anni ha. «Vediamo... sono del ’33. Chi ha tempo  per pensare agli anni! Non a mica vero che si sente la differenza. Ho sempre lavorato con le ventenni a mi accorgo che non ho la loro età solo quando le santo parlare di ferie o di gite perché io questa cosa non la ho mai fatte». l figli sono ormai grandi, uno ha già preso moglie.

«Quello già sposato sono io. Mamma… “già preso moglie!!!” Son già sposato, separato, divorziato, non una ma due volte. Chi l’avrebbe mai detto. Quante cose, fatti belli e brutti, sono successi. E adesso… sono qui, da solo a parlarti tra le righe di una cosa che non era nemmeno immaginabile che avrebbe potuto  succedere. Bhe, spero che mite un computer, con le lacrime agli occhi. un ma due volte, mamma. TANTO NON CI LEGGE NESSUNO

«Ma non mi sono mai sognata di chiamarla nuora. Mi rendo conto che è più giovane di me solo quando la vado con i suoi genitori». 

Ha imparato anche che la battaglia non sono mai facili, la vittoria lenta a non sempre garantita. «Nella mia zona ci sono molta piccole a madie industrie. Abbiamo cercato di coinvolgerle  per prevenire gli aborti bianchi a la malattie professionali. Ma molte donne sono pendolari, spasso manca il Consiglio di fabbrica e non si se con chi prendere i contatti». L'ultimo intervento l`hanno fatto in questi masi in un grosso complesso scolastico di 5.000 studenti. «Sapevamo che ogni settimana si facevano collette  per l'aborto di qualche ragazza. Abbiamo preso i contatti con il Consiglio d’istituto a abbiamo preparato un calendario di incontri dedicati all’anatomia e alla fisiologia (sì, c’è ancora molta ignoranza, anche fra i giovani), alla contraccezione a alle leggi. Perché le leggi? Perché noi pensiamo che non basta citare la legge sui consultori a quella sulla tutela della maternità e l’interruzione della gravidanza, la famosa 194 per intenderci. Anche il diritto di famiglia, la legislazione sulla parità, sugli asili nido, sulla tutela della lavoratrice madre sono direttamente collegati all’attività dei consultori. È importante conoscerli per scoprire che questo servizio può dare molto di più di quel che sembra». 

Adesso tutto viene sottoposto alla verifica del referendum. Preoccupate? «Abbastanza. Troppo spesso alla gente non si parla in modo chiaro. Temiamo che si voti sull’onda dell’emozione. Se pensiamo a come il Movimento per la vita ha carpito le firme contro l’aborto, davanti ai cimiteri, a come andava in giro con i feti dentro le bottiglie chiamandoli per nome... Come reagirà la gente? Come si reagisce ad un ricatto! Nessuna di noi e per l’aborto, fra noi ci sono anche donne cattoliche, personalmente contrarie sul piano personale, ma che non pongono veti. 

«Perché il problema è un altro: mentre diffondiamo la contraccezione dobbiamo anche permettere alle donne di non abortire nella clandestinità. Non e per fare il solito discorso di classe, ma chi ha qualche lira non corre rischi, chi non ce l’ha rischia, da sempre, di morire. 

«Se ne è parlato tanto, ma forse il concetto non e ancora chiaro. Ma in fondo abbiamo fiducia che la gente ritrovandosi sola con se stessa riesca ancora a decidere con la propria testa. E, se anche dovesse andar male, non credo che ci rassegneremo affatto». 

Giancarla Barbieri 11  

 


 

Decentramento spontaneo

(a cura di Rosalba Napolitano) 

DOMANDA – Come valuti l’esperienza di vita democratica di base che si è sviluppata nei quartieri prima dell’attuazione del Decentramento istituzionale e nella sua prima fase di realizzazione?

BORGONOVO – Innanzitutto, credo che, in genere, non siamo assolutamente abituati ad una vita associativa. Laddove prima dell’attuazione del decentramento esisteva qualche forma di partecipazione, esso ha continuato ad esistere ed, in alcuni casi, si è ulteriormente estesa e rafforzata; dove invece, per condizioni ambientali e sociologiche, la partecipazione democratica di base non è mai, o quasi, stata attuata, il decentramento, soprattutto per i difetti suoi propri di sovrastruttura che non serve a cambiare le strutture del sistema, non ha portato a esprimere che valga la pena di considerare. //

DOMANDA – Qual è il tuo giudizio sull’esplosione delle periferie cui abbiamo in questi mesi partecipato ed assistito, e quale giudizio dai al ruolo che vi hanno giocato i comitati spontanei ed i consigli di zona?

BORGONOVO – Personalmente, non mi sono trovata coinvolta nell’«esplosione delle periferie» perché abito in un quartiere periferico che ha dato solo piccole scintilla, in quanto, la popolazione del quartiere stesso, non rileva carenze macroscopiche la cui soluzione, attraverso la lotta, favorirebbe la maturazione politica. Per quanto riguarda gli altri quartieri che invece hanno avuto, ed hanno tuttora, un fermento attivo, specialmente per ciò che concerne il ruolo dei gruppi spontanei che ritengo più vivi e meno imbrigliati degli organismi tradizionali.  //

DOAMNDA – Quali sono i punti di sviluppo democratico che tu ritieni prioritari nella ristrutturazione dei consigli di zona intorno alla quale si sta aprendo un vasto dibattito nella città? 

 BORGONOVO – A mio avviso, i Consigli di Zona, per essere credibili, debbono innanzitutto acquistare un potere reale decisionale e non essere, come ora, di tipo consultivo cheli rende un comodo paravento alle scelte verticistiche dell’Amministrazione Comunale ed un alibi precostituito delle sue scelte sbagliate: solo così la partecipazione di base servirà veramente a qualcosa e finirà di essere quel tipo di partecipazione, com’è attualmente, molto salottiera. I rappresentanti dei cittadini nel consiglio di zona (consiglieri) devono essere eletti direttamente dalla popolazione perché solo così risponderebbero alla realtà politica della zona stessa. //

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Nemi Borgovovo, casalinga, anni 36 membro del Comitato scuola del quartiere Chiesa Rossa.

Domenica 28 novembre 1971 L’Avanti

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Ps. Mamma… se sei stata intervistata nel 1971 (71-33 fa 38) avevi 38 anni, non trentasei. Cosa fai ti togli gli anni!! E poi, ti hanno messo il cognome da sposata… BORGONOVO…. Nemi Tattanelli caso mai. Questioniamo e bisticciamo sempre noi ma poi... Mi manchi e ti bacio

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