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30 dicember 2019

È logico che per chi vive la nascita di un/una nipote, consideri l’evento come qualcosa di speciale, anche quando da raccontare non c’è assolutamente nulla di “speciale”.

 

 

 

 

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E così è stato, anche per me, per la nascita di Evita, la secondogenita dell’Andrea e della Nadia e mia/nostra seconda nipote. Proprio questo “nulla di speciale” voglio raccontare come è arrivata Evita.

Nonostante la data prevista per l’arrivo della bambina si stesse avvicinando, (ai tempi di Andrea non sapevamo se sarebbe stato maschio o femmina) sia la mamma, con la sua enorme pancia sempre più “bassa” – la s’è sbassada ancamò la panscia, oramai l’è lì lì per nass – aveva commentato una vicina di casa (protetta dal WWF come razza in estinzione) che Anita, (la Principessa primogenita) se ne andavano a far compere in giro per centri commerciali, con Evita che scalciava ogni volta che la sorella si faceva prendere in braccio dalla mamma.
Le “tre” non hanno saltato nessuna delle interminabili cene familiari per e post natalizie, ed erano già pronte ad affrontare il cenone di Capodanno. Tranquille perché l’ultimo giorno utile per partorire naturalmente era stato fissato per il tre gennaio.

Ma… la sera del 30 dicembre, poco dopo la solita telefonata di augurio per una buona notte, Evita ha pensato bene di scombussolare i programmi.
Alle 22:30 mi ha telefonato Andrea, agitato ma nemmeno tanto, per dirmi di raggiungere la Manuela (sua madre) a casa sua (a 50m dalla mia) perché con la Nadia stavano andando alla Mangiagalli, per qualche dolorino… sospetto.
Il tempo di infilare dei pantaloni su quelli del pigiama ed il cappotto, ero già sotto il portone. Lui usciva correndo e trascinando un trolley (strusciandolo dalla parte opposta delle ruote) mentre la Nadia, davanti alla macchina, con le gambe ad X (come se stesse trattenendo un’improvvisa pipì) lo incitava a muoversi per salire in macchina. Un saluto rapido ed una raccomandazione lanciata quando l’auto era partita, e… sono salito.

Con ancora il cappotto addosso, ho ricevuto le “disposizioni” e l’ordine di non fare né domande, tantomeno obbiezioni. Ubbidiente, ho raggiunto Anita sul divano per mettermi a giocare con le barbi (nella versione dottoressa) mentre il capo organizzava il “dormitorio”.
Dopo poco più di un’ora, mentre guardavamo “Gli aristogatti” il BIP del cellulare della Manuela ha segnalato un massaggio: è nata Evita con la sua prima foto mentre “ciuppava” la tetta.

In verità… se c’è una persona veramente “speciale”, come l’altra volta, è la Nadia, che con solo cinque minuti in più rispetto ai 30 serviti per Anita, e con sole sei spinte, ha aggiunto Evita ai nativi milanesi del 2019. Siamo felici che sia nata nel 2019, un anno dispari. Tutti noi siamo nati in anni dispari: 55 57 81 17 19 cinquina che naturalmente ho giocato.

Anita, guardando le foto, come sempre quando è eccitata, con una risata sforzata ripeteva “la mia sorellina Evita”. Un’affermazione tanto rassicurante quanto allarmante.

Il giorno seguente siamo andati in clinica a conoscere la… fotocopia di Anita, che ti invito a riconoscere in questa foto.

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Come ti avevo detto, non c’è nulla di speciale in ciò che è accaduto ed ho voluto raccontare. Nella speranza che seguiti a non accadere nulla di negativamente speciale, ti saluto, se hai voluto leggermi sin qui, col tradizionale se vedom… Ivo – alias elbor

 

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Anita, dopo aver imprestato la sua bambola Maya aaal sorella Evita,
posa in braccio del nonno per uuna foto ricordo 

 

 

 

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