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Luglio 2015
Si tratta per lo più di carte, documenti e vecchie foto, ma proprio da queste carte, complice la solitudine, l’assenza di internet e l’essere dove la loro presenza è ancora molto forte, che ho cominciato a perdermi in ricordi, pensieri e riflessioni infinite.

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Mi sono messo a pensare, fare supposizioni, congetture che, è chiaro non possono avere conferme, ma se vorrai e avrai la pazienza di leggerle, potrai farti un’opinione più completa, non solo del viejo. Le carte/documenti dopo averli letti attentamente, divisi, fotografati e riscritto le parti che ho ritenuto opportune, ho letto e registrato alcuni passaggi (ricorda che sono dislessico, quindi leggo da cani. Se poi trovo qualcuno che li rilegge… sostituisco le registrazioni, in caso contrario… ) e mi sono messo a scrivere, a ruota libera le mie riflessioni, a volte, spingendomi un po’ più in la, al punto che alcuni passaggi, se venissero letti da uno psicologo, mi inviterebbe a passare almeno un paio di pomeriggi da lui.

Detto ciò, sai cosa ti aspetta… da qui in avanti.

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Solo e sconnesso dalla rete…

Luglio 2015 - Puerto de La Cruz – Canarias – España 
Già lo sapevo, magari tu no, oppure lo sapevi ma non pensavi fosse sino a questo punto. Papà raccoglieva e conservava “carte e documenti” non solo quelli che trovava dagli stracciai, ma anche quelli che riguardavano la sua vita e quella delle persone che gli erano vicine. Qui, tra le ultime sue scartoffie rimaste ho trovato, cartoline, foto e lettere di figli ed amici, (fin qui…) documentazioni relative alla professione di Vigile, “diari/elenchi” dei ricoveri etc. di mia madre, ritagli degli articoli spagnoli che commentano il Berlusca, etichette della frutta (tipo bollini blu della Chiquita) e varie. Non come un collezionista mirato, interessato ad uno/due tipologie di collezioni, ma come un avido raccoglitore, archiviava ed immagazzinava tutto.

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Elio era preciso, metodico, "puntualizzatore", a volte con una vena di autocompiacimento, più per una necessità di autoaffermazione e autostima che per rivalsa. Comportamento questo, direi in parte anche dovuto alla mancanza, da parte del padre, per lo meno in età giovanile, di riconoscimento o incentivo a sviluppare il talento artistico che andava mostrando. Postura questa, che a sua volta, l’ha condizionato trovatosi nelle medesime condizioni. 

L’autostima è arrivata (sono loro stessi che me l’hanno detto), quando ha conosciuto la Nemi, che al contrario, era una ragazzina sicura di sé, proveniente da una famiglia dove il capo famiglia, il nonno Remo - Boremo, amava, e le aveva trasmesso il piacere della lettura, dell’arte e delle bellezze naturali, e un poco… amava viziarla, forse per gli ottimi risultati scolastici che otteneva, al contrario del viejo.

Dopo questa contestualizzazione, ecco il primo ritaglio…


 37 non è 50!

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Aprile 1955
Credo che aver ricevuto questa lettera da Enzo Biagi, abbia fatto piacere ed aumentato l’autostima del viejo. Era un giovane venticinquenne, e che, negli anni a seguire lo abbia fatto sorridere, quando gli sarà ricapitata per le mani.
Biagi, dimostrandosi la persona corretta ed educata che credo noi tutti ricordiamo, risponde e si scusa col giovane Vigile per la precisazione “incomputabile prova”, suppongo una fotocopia della busta paga, per l’involontaria inesattezza. Ricordo che di quel periodo, la mamma lo raccontava come un momento dove hanno passato, se non la fame… una certa indigenza. Diceva che ad esempio, usava la calze di lana della divisa di papà, perché non avevano i soldi perché lei potesse comprarsi quelle da donna. Ho trovato un “tenero” quaderno con  annotate delle ricette di piatti, dove oltre agli ingredienti, a lato era appuntato il relativo costo ed alla fine il costo totale della pietanza.

In queste condizioni, è evidente che tredicimila lire in più, su 37.000, avrebbero fatto la differenza.

Ps. Io non ero ancora nato e la mamma mi aspettava da poco più di quattro mesi.

 

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 Il Super Ghisa…

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Marzo 1956
A seguire: evidenziato in rosso – sarà stata usata una di quelle matitone a due colori, rosso/blu, che si appuntivano col temperamatite a manovella, fissato al tavolo ?- l’ordine del giorno del marzo 1956, che comunica l’encomio del Signor Assessore alla Ripartizione della Polizia Urbana, al vigile urbano – matr. 1636 - per il pronto, tempestivo e coraggioso intervento che è valso a catturare un ladro, che il 10 dicembre 1955 – ero nato da due mesi e pochi giorni – aveva asportato da un negozio di gioielleria, oggetti preziosi. Vedi

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 … squisitamente Ambrosiano …

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Dicembre 1957
Incrocio di via Melchiorre Gioia e via Galvani 

Per papà, deve essere arrivata diritto al cuore, la scelta di definire lo spirito che l’ha portato ad agire, come: squisitamente Ambrosiano.

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Milano 18 Gennaio 1957 - Gent.mo Sig. Borgonovo – Vigile Urbano N: 1246 di Milano affinché il vst. gesto, lo slancio, la disinteressata premura, e soprattutto il vst. spirito caritevolmente umano e squisitamente Ambrosiano, sia indelebilmente legato al nst. perenne ricordo. Per nst. Fratello Aldo di a. 49 spirato per infarto cardiaco tra le vst. Braccia il mattino del 29 dic. u. sc. tra via Galvani e v. M. Gioia stringendovi fortemente la mano, ringraziamo per Voi e in Voi i Vigili Urbani tutti di Milano.  Introzzi

 Questa è la trascrizione del toccante biglietto di ringraziamento scritto da uno dei fratelli Introzzi a papà. Invece cliccando sulla barra audio, puoi ascoltare la "teribbile" registrazione della lettura del biglietto. 

 

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Sotto, il “Foglio di Comunicazioni  del Comando Vigilanza Urbana”, giusto ed istituzionale apprezzamento del Comando a papà e a tutti i colleghi del Corpo dei Vigili Urbani.

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 Consiglio pericoloso

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 Marzo 1958
Un vero peccato non poter chiedere a papà chiarimenti relativi a questa lettera, sapere cosa c’era nella fotografia che ha allegato, e quindi sapere la verità di com’è andata. 
Alla mamma non chiederei nulla, per non creare tensioni. L’argomento non è nulla di scabroso o personalissimo sia chiaro, ma conoscendola eviterei, solo per non far passare al viejo un brutto ¼ d’ora, dopo tanti anni. La immagino così: alla mamma, è sempre piaciuto leggere, tutto, di tutto e su tutto, e forse le piacevano anche i fotoromanzi.
La divertivano, rilassavano, le piaceva vedere le foto di bei giovanotti e belle signorine, e “sapere” delle loro storie d’amore, tutte in rosa. Papà, che aveva appena tirato fuori la testa dal guscio della “buzzurraggine Calvairatesca” (lo diceva lui stesso:  - prima di conoscere tua madre, al massimo leggevo la pagina del ciclismo sulla Gazzetta dello Sport). 

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Quindi, il 28enne Elio, con la saccenza del principiante alla fabbrica della Cultura, la sfotteva, e un giorno, per dar credito alla sua convinzione ha scritto a Intimità. 

Secondo me si aspettava una risposta che… gli consigliava di essere paziente con la moglie… di lasciarle quella mezzora di evasione… perché il mondo del fotoromanzo era così… Harmony. Sarebbe stata la risposta giusta per confermare le sue ragioni, da usare nella prossima discussione con la moglie 25enne, quando il figlio di tre anni si era addormentato, per poi riappacificarsi a letto. E invece… 

Premetto che dei settantaquattro libri da lei scritti (inclusi i due nel 1958, L'azzurro nella vetrata e Chiamami con un altro nome, oltre all’ultimo postumo - Wikipedia fonte) naturalmente non ne ho letto nemmeno uno, mentre ho solo letto la lettera di cui ti sto parlando, è inutile che ti avverta che le mie considerazioni su ciò che ha scritto Liala, valgono come il due di picchie a briscola. Al contrario hanno valore, le  ipotesi delle reazioni di mia madre, che conoscevo bene, e quelle di mio pade, che direi… sufficientemente. 
Quindi Liala, consiglia a mio padre di… mi sarebbe proprio piaciuto vedermelo papà, avvicinarsi alla mamma, darle una tiratina di orecchi (gentile, si sa) e dirle: lo sai che un libro… insegna tante cose: insegna a usare la lingua italiana… insegna la conoscenza di luoghi… insegna il SENSO DELLA MORALITÀ E DELL’ONORE che oggi va perdendosi.

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Alla mamma… a lei, che divorava un tomone di… 300 pagine in tre sere, che leggeva di tutto, dalla narrativa, ai testi classici, i libri medici e i fotoromanzi, appunto, che quando leggeva il giornale, si sedeva al tavolo come ci si siede quando ti metti comodo per una bella mangiata, e se lo leggeva tutto, necrologi compresi. Lo sport no, quello le era indigesto. A lei… che diventato vecchio, continuava a correggergli congiuntivi e condizionali, concludendo: non li imparerà mai. 

E poi… SENSO DELLA MORALITÀ E DELL’ONORE??? Non oso pensare se papà si fosse azzardato a dire una frase del genere alla mamma, la quantità di “Waffa da far luce” che si è o sarebbe beccato, sarebbero stati sufficienti, ad assumerlo alla A2A (l'Enel allora) ed usarlo per alimentare una centrale elettrica da 20.000 mgw. - Mega Giga Watt è una sgla inventata... e Waffa siscrive con la "W" perché è roba elettrica.
Ma credo di no, se avesse commesso questo grave errore, sarebbe ancora steso a mo’ di pelle d’orso a farsi calpestare per farsi perdonare. Noooo l’ha tenuta per se, se no me l’avrebbero raccontato.

A seguire la copia integrale della lettera.  

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 Se la Giustizia è vigile…

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Gennaio 1970
Anche per questo reperto, chiederò informazioni alla mia memoria storica al Sergio, l’Enrico e l’Ezio. 
Devo chiedere alla mia efficiente redazione, di fare una ricerca per capire di quali reati stiamo parlando, per togliermi il dubbio se dietro al questo mandato di comparizione e alla parole: - per l’abbandono dell’ufficio nei giorni 20/4 – 2 e 3/5 e 20 luglio del 1967, c’è la volontà, da parte del Comando dei Vigili, di informazioni agli agenti, che, e questo è il mio dubbio, hanno partecipato ad uno sciopero. Lo penso perché le date in oggetto, sono stampate come il resto del del mandato , forse perché inviato a parecchi Vigili, mentre l’intestatario, le date e gli orari di convocazione, sono aggiunti a mano o timbrati.

Tu che dici? Appena ho notizie certe ti relaziono.

 imputato

 


 San Giovan fà minga de ingann!

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Avvertenza al lettore. Questo racconto è del tipo: Bollino Rosso. Adatto a un lettore del tipo “Crocerossino”, quindi disponibile a beccarsi un sacco di motivazioni, spiegazioni e quant'altro, inclusi i ricordi di un vecchio rintronato (io). 

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Aprile 1970
Sempre nel 1970, ad Aprile, è successo un episodio, che al viejo non deve esser parso vero: la possibilità, se ben gestita, di ripagare con la stessa moneta, il Comando che a Gennaio l’aveva convocato, inviandogli un Mandato di Comparizione, (l'hai visto prima) con “l’accusa” di abbandono del posto di lavoro.  Un’occasione troppo ghiotta da farsi scappare. 

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Sunto dei tre documenti nella foto

Oggetto: Addebito disciplinare. In questo documento viene comunicato a papà che può presentare discolpe scritte alla segnalazione di provvedimento disciplinare, relativamente al mancato svolgimento degli straordinari richiesti il giorno 18/4/1970, in occasione della Pasqua dell’Atleta, tenutasi alla Civica Arena di Milano.

Oggetto: Discolpa. Chiarificazione scritta. Sunto: Dite che mi è stato detto dal collega 1 mentre i colleghi d’ufficio 2 e 3 non lo affermano. Per non incolpare 1 o dividere la responsabilità, dico: sono io l’unico responsabile. Il C. D. ha riscontrato la mancanza di dolo nell’occorrenza del fatto – “E questo è importante per me!” Insubordinazione! Non lo accetto per un “caso” di questo genere. “Spalle al muro”… ora ve ne dico una. Firma, firma, firma, firma. Nella Vigilanza Urbana si firma tutto. – Do righ e spall al mur! –Aurelio Borgonovo 
Una frase e consiglio ancor oggi in uso nel Corpo.

Oggetto: Punizione. A’ sensi dell’art. 62 del Regolamento le viene applicata la punizione… richiamo.

Tutto è bene ciò che finisce bene.


Detto ciò... lasciami fare due riflessioni pensando al viejo, sempre  da Bollino Rosso

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 Premessa – Come detto: Tutto è bene ciò che finisce bene. La “punizione” applicata a papà mi sembra diplomaticamente giusta, direi benevola, se non… praticamente nulla. E ne sono felice, però... ti sottopongo alcuni dettagli.

Contestualizziamo meglio il momento. Il 40enne, Vigile Urbano Borgonovo Aurelio, ha 17 anni di servizio, di cui già alcuni in ufficio (accomodato). La situazione sociale e politica del periodo, stiamo parlando degli anni settanta, è carica di grandi contestazioni, e lui era politicamente schierato ed impegnato (anarchico individualista si definiva, amico degli anarchici più “significativi” di Milano, il Valpreda, la Licia Pinelli, l’Augusta tra gli altri). Gli straordinari non erano mai stati fonte di interesse per lui, semmai di discordia, con la Direzione del Comando, quando li chiedeva e con i colleghi, che ne usufruivano appena possibile. 
(Disinteresse questo, manifestato forse con una punta di snobismo – aggiungo io, in questo assomigliandoci credo di poterlo affermare – dovuto al fatto che, le sue ore libere, occupate nel  suo “hobby” gli rendevano ben più degli straordinari comunali, e soprattutto gli producevano maggiore considerazione nell’ambiente artistico milanese e? nella propria autostima). 
In altre parole: era il giovane pittore elioborgonovo, che era nel pieno della sua ascesa artistica.

Prima considerazione Azzardo un’ipotesi. La comunicazione  a papà,  relativa alla “prestazione straordinaria richiesta da esigenze temporanee  ed eccezionali” effettuata il giorno antecedente la data del servizio, alla presenza dei colleghi Mazzola e Manoni, presenti in ufficio, è stata fatta dal vigile Barghini, in forma verbale. Cosa questa non conforme secondo il regolamento interno di V.U.
A papà, che probabilmente: ipotesi A) papà non aveva simpatia per il Barghini. B) il modo, magari frettoloso, tipo… apre la porta e dice – Borgonovo, domani sei di servizio all’Arena. – C) i colleghi sghignazzando lo hanno preso per il culo e lui, mostrandosi reattivo ha detto tipo… - e mi ghe voo no! D) aveva già un impegno – considera che il 18 Aprile era la data del suo compleanno e nel 1970, cadeva di sabato... Anche se non è mai stato di quelli che ama festeggiare… è pur sempre un giorno speciale.

Quindi, per uno, o per la combinazione di alcuni di questi motivi, non è andato. Facendosi forte già nel momento della scelta di non presentarsi allo straordinario, dato che la comunicazione avrebbe dovuto essergli stata fatta per iscritto e non si è presentato.

Ultima, ma non ultima, a gennaio dello stesso anno, come mostrato prima, aveva ricevuto un mandato di comparizione per rispondere ad una assenza dal lavoro in giorni che suppongo fossero di sciopero, richiamo che certamente lo aveva indispettito, quindi un'aspetto da considerare, forse. 

L’otto giugno 1970 viene spedito l’Addebito disciplinare per il fatto occorso il 18/4 c.a.

Seconda considerazione Seguo immaginando. Il Vigile Aurelio Borgonovo è in prossimità di andare in ferie, avendo 15 giorni di tempo per presentare le sue discolpe scritte alla Ripartizione Personale, sapendo che in vacanza avrebbe potuto dedicarsi alla stesura della lettera, con “la calma e la cura”  che il fatto richiede… parte.

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 Qui vediamo la ricostruzione con “reperti” originali dell’epoca (’67) la situazione nella quale il Borgonovo in ferie, si suppone potesse trovarsi all’atto della stesura delle… Sue discolpe scritte.

 Tre giorni dopo la notifica, che lui afferma essere avvenuta il 22/6, risponde. A me pare lampante, e per ciò l’ho evidenziato con un ovale rosso sulla sua lettera, che ...

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 ... rispondere all’Assessore al Personale (il tuo capo) ponendo come prima riga il luogo nella quale ti trovi in vacanza è poco diplomatico e un tantino provocatorio. Ma magari mi sbaglio. Al limite io l’avrei messa alla fine della lettera.

La discolpa è esposta spiegando scrupolosamente i fatti, ma usando un tono deciso e fortemente critico nei confronti dell’Assessore al Personale, dr. ing. Italo Bianco. Infatti la lettera è rivolta direttamente all’Italo e NON all’ufficio… come sarebbe ragionevole indirizzarla, dove  probabilmente il Bianco è il responsabile. Lo noti nel ritaglio già citato.
Magari gli stava sulle balle il nome... Italo. Nome sospetto.

Anche espressioni come: “fuori luogo”, (peraltro tutto attaccato) “non lo accetto” “spalle al muro” sono termini che generalmente in una lettera di chiarimento di un subordinato ad un superiore, sarebbe bene non usare, invece il viejo/joven… le ha usate. Si vede che era incazzato veramente.

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Il tono ironico poi… raggiunge l’apice nella parte dove afferma che nella Vigilanza Urbana nulla si muove se non è stato debitamente firmato da qualcuno. 
La battuta sulla caccia contro le mosche è veramente una perla… al vetriolo.

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Posso tentare un conferma, col Sergio, l’Enrico o l’Ezio, e vedere se ricordano i colleghi Barghini (quello che avrebbe dovuto dirgli del servizio) e l’Assessore al Personale, il Dr. Ing. Ilario Bianco, e chiedergli se sanno se a papà stavano sulle scatole. Così giusto per sapere.

Nella parte della lettera, dove afferma essersi già addossato l’intera responsabilità del fatto, davanti al C.D. Maggiorielli, (C.D. sta per Capo Drappello, mi dice la mia Redazione) che non ha ravvisato nel fatto, il dolo da parte sua, è una posizione presa per correttezza e, sono pronto a sostenerlo, per rispetto verso gli amici e colleghi Nando Manoni e Mazzola. 
Manoni l’ho conosciuto, loro erano molto amici, papà aveva molta stima e provava una sincera simpatia, per quel marchigiano – se non ricordo male – sempre sorridente e iperattivo. Dettaglio: la foto dove papà (che uso tantissimo) appare “artista bel tenebroso” con un impermeabile davanti ad uno dei “suoi” muri scrostati, l’ha scattata il Nando, ottimo fotografo, purtroppo precocemente scomparso. Mazzola invece, è un nome che gli ho sentito dire molte volte, e magari l’ho conosciuto, ma ora non ricordo.

Per ribadire l’atteggiamento di azzardo quasi di affronto e di sfida, che ritengo papà avesse in certe occasioni, se hai avuto la pazienza di leggermi sino a qui, sai che mi riferisco a questo della Disciplinare, ebbene, si è ripetuto un’altra volta davanti alla Questura Centrale, in via Fatebenefratelli in quegli stessi anni.

Stavamo andando da qualche parte, non ricordo, eravamo sulla nostra Renault 4, (per questo affermo che era in quegli anni, la R4 era quella che hai visto disegnata nello schizzo del campeggio) una macchina da “comunisti”. Passando in via Fatebenefratelli, davanti alla Questura Centrale, quella dove Pinelli è morto buttato dal balcone, per intenderci. Tutti i milanesi sanno, che quando passi di li, può succedere che se deve uscire una macchina dal portone, il piantone, (il poliziotto di servizio, come c’è al Comando dei Vigili in Beccaria) ferma il traffico per agevolare l’uscita del mezzo, quindi, ci stai attento per evitare questioni. E così è successo. Senza “ottemperare” a tutte le normative che l’agente di servizio avrebbe dovuto compiere per fermare il traffico, si è “buttato in mezzo alla strada, davanti a noi, con la paletta in mano, a bloccare il flusso. 

Papà, che… te lo garantisco, ero in macchina… (avrò avuto  un 15/16 anni, andavo all’Umanitaria col mio eskimo e sciarpa chilometrica nera – fatta da mia nonna Bianca) aveva immaginato l’intervento dell’agente, ma nonostante ciò, anzi proprio per questo, ha finto di non vederlo e non capire il segnale, e seppur diminuendo la velocità, si è avvicinato alle gambe dell’agente come un rincoglionito che lo stava investendo; il poliziotto si è preso un bel “scioppone” o on stremizi, che avrà perso cinque anni di vita.

L’agente sbiancato poi alterato, possiamo capirlo, gli ha intimato di accostare, e con l’evidente voglia di “vendicarsi” ci si è avvicinato e determinato, ha chiesto patente e libretto al viejo. Ho pensato, visibilmente “comunisti” per auto, abiti etc. in infrazione davanti alla Questura, stasera… si dorme fuori.

Ma papà ha vestito i panni che raramente gli ho visto indossare. Con aria calma, evitando di guardare lo sbarbaa, ma tenendolo sotto controllo con la coda dell’occhio, gli ha mostrato solo la tessera da Vigile (di quelle vecchie, da qualche parte devo averla ancora, col bollo rotondo e grosso) e senza guardarlo di continuo in viso, ma solo ad intervalli più o meno regolari, gli ha detto che gli avrebbe fatto rapporto e ha cominciato a sciorinargli perché NON… indossava le manichette bianche, obbligatorie quando un agente  espleta un servizio di polizia stradale NON… aveva segnalato acusticamente, tramite l’uso del fischietto, che deve essere in dotazione dell’agente in servizio viabilistico, il carattere di urgenza della richiesta, NON… aveva valutato correttamente la pericolosità del suo intervento, per i mezzi e i relativi passeggeri presenti in pubblica via, NON… - va bene, vada, vada, per questa volta… 
Un saluto militare, con la mano alla fronte e l’indescrivibile ghigno che gli si è dipinto nel riprendere la marcia, lo puoi solo immaginare. Scusa… ho divagato. 

Relativamente alla lettera a “noi” pervenuta, che stranamente è scritta a penna, azzardo due ipotesi. 
A) Papà era effettivamente in campeggio, non c’era vicino una fotocopiatrice (all’epoca è ragionevole pensarlo, in un camping poi… era più complicato trovarla) oppure, avendo tempo e volendo soddisfare il desiderio di avere una copia “identica” a quella spedita o consegnata a mano (aveva tempo sino al sette di luglio) l’ha ri-scritta impaginata uguale, per avere poi in mano, il giorno della convocazione, lo stesso materiale in possesso del superiore “giudicante”. 
B) Probabile almeno quanto A)… quando la storia è finita in una bolla di sapone, se l’è andata a prendere, in archivio, e se l’è portata via, come trofeo. La seconda mi piace di più, e sono convinto che non sia molto fantasiosa.

Fine della storia. È chiaro che le considerazioni fatte da un figlio per il proprio padre/genitori non sono attendibili, ma sono comunque contento di aver passato tutto questo tempo con lui, assieme a te.

È un vero peccato non poter avere la sua versione sulla base di tutte queste supposizioni, ma questa è la vita, che termina sempre con la morte, nel breve tempo che ci è concesso, e comunque mai sufficiente a capire... tutto.

Se vuoi leggere il testo integrale della lettera: Discolpa - Chiarificazione clicca qui

Abbraccio forte lui, e te che hai voluto accompagnarmi sino a qui. Lascia pure una tua considerazione o un pensiero, lo leggerò volentieri e ti risponderò presto.

Se vedom. elbor 

Viejo e mamma, vi voglio bene. 

 


Ventiseianniseimesieungiorno

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26/11/1979
Questo non è un refuso… l’ho scritto di proposito così, tutto di fila, come a visualizzare con questa interminabile parola, ogni giorno della vita professionale di papà che ha trascorso, sopportando l’impegno quotidiano e l’accettazione di disciplina e regole non sempre da lui condivise, in cambio di una sicurezza economica. È giusto, ad onor del vero, che non sono pochi i momenti di piacere e soddisfazione, solidarietà e sincera  amicizia con alcuni colleghi, che mi ha raccontato e che a volte, quando era pensionato, ricordava con piacere. Ecco il suo attestato di Congedo.

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