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Giugno 2015
Sergio Augusto Salemi: estroverso, dinamico,  vulcanico ed esuberante - come papà. Imprenditore, impegnato in mille progetti e duemila collaboratori - come papà. Politicamente non di sinistra, nemmeno di centro, (lui stesso non ne fa segreto) definendosi tendenzialmente di… - come papà. Con caratteristiche e idee così differenti, nessuno avrebbe scommesso 2 soldi, che avrebbero potuto andare d’accordo.

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E invece… un’alchimia fatta di educazione, rispetto, apertura mentale, curiosità, e altro ancora, hanno permesso che diventassero e rimanessero amici per sempre.
Tra i primissimi suoi estimatori, Sergio ha sei quadri (Sigla Prem-020 vai a "Permanente") che abbracciano tutto il percorso artistico del viejo, dimostrando negli anni una costante stima per il suo percorso artistico. Però relativamente a due quadri voglio scrivere due righe per raccontare la motivazione dell’affetto che Salemi prova per essi.

La prima opera è una tela degli anni ’50, quando ancora papà si firmava elbor, ed  il quadro ritrae un inusuale (per noi suoi estimatori “moderni”) viso di donna, con i capelli sagomati da un “effetto plastica” di colore verde, con le orbite profonde e scure, con un collo filiforme, alla “Modigliani”. Sergio tiene moltissimo a questa opera, perché l’ha acquista e regalata alla donna che poco dopo sarebbe diventata sua moglie, purtroppo scomparsa. 

L’altra, è un tagliere in legno. Non so come mai papà abbia dipinto una moneta, e proprio questa, posso chiederlo a Sergio, e se la conosce, sarà spunto per un prossimo racconto. Voglio comunque formulare la mia ipotesi, mooooolto fantasiosa: el viejo, potrebbe aver dipinto questo “Grosso da 2 soldi”, con un secondo messaggio. Se anche a lui come a me, il nome di questa moneta, fa anche pensare a “uno” che… vorrebbe essere ma non è, che vuole apparire ma non ha un becco di un quattrino, potrebbe aver pensato a se stesso. Ma nel senso buono, amabilmente può averlo collegato al fatto che quel  “Grosso... da 2 soldi” da giovane, se lo è sentito dire (con amore) dalla mamma un sacco di volte; infatti lo chiama ”el gross”. (Immagino per qualche sparata Calvairatesca che avrà fatto, e sarà stato subito cazziato dalla, anche se giovane, determinata Nemi).  

Sono certo del soprannome, perché me l’hanno detto loro stessi, in una delle chiacchierate che facevamo a Tenerife, quando negli ultimi anni, passavo a fargli visita, e trova ulteriore conferma, leggendo la dedica di una innamorata Nemi diciottenne, che si manifesta, scrivendo sul retro di una foto che la ritrae al mare, mentre stende un asciugamano.

mamma-gross 

Sarà, non sarà, io te l’ho raccontato e mi piace pensare che sia così. Purtroppo non potremo avere mai più la risposta, quindi non mi/ci resta che fantasticare.

A Sergio, che ora è anche amico mio, posso chiedere senza timore di fare gaffe più informazioni e nel caso ritrattare tutte le mie fantasie, forse. Sorriso.

Questo è Sergio Salemi…

 salemi

e quello che segue è il pensiero che ha scritto sul mio facebook, saputa la morte di papà.

Grazie Sergio

Se vedom. elbor…2 Due come i 2 soldi del Grosso.

...non mi vergogno di dirti, sto piangendo.. era un vero milanese conosciuto nel 1958: lui faceva il vigile urbano, proveniente dai "pompieri". Smontava il suo turno ed andava dall'Andrea, mio coetaneo entrambi odontotecnici mancati, a ritirare la sua borsa personale. Io fuori dalla ditta (semplicissimo impiegato) mi incontravo con loro. Il posto gestito dall'Andrea era l'edicola posizionata sull'angolo ai giardini di Porta Venezia, di fronte al palazzo dello stilista Cavallo. Erano chiacchierate infinite, personaggio sensibilissimo, attento, molto buono e libero, credo a suo merito che non abbia mai elevato contravvenzioni ad alcuno, aveva un'infinita creatività, grande ironia, tanta correttezza, attenzione maniacale delle cose semplici, dipingeva la vecchia Milano preferibilmente su supporti di recupero...vecchi taglieri gettati perché il fondo era forato .. pezzi di tavolette.. era una pittura che piaceva alle persone a lui simili, soldi sempre mai, grandi cambi merci, mi ricordo che la sua prima automobile, una antica Volkswagen, sia stata frutto di baratto, come il suo primo giaccone di pelle ... allora era Liù...ciao...

 

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