fotografie.es


Luglio 2015
Fine anni ‘50. Non ho saputo resistere, ed una volta aperta la scatola delle fotografie dei miei, hanno iniziato a venirmi in mente un sacco di ricordi e, di ricordo in ricordo, ho perso la cognizione del tempo. Se vuoi perdere un po’ di tempo anche tu, leggi le “didascalie allungate” delle foto che ho scelto. 
Per leggere tutto il post clicca sull'immagine a lato oppure qui

 

 bollino-rosso
Le foto sono state scattate una cinquantina di anni fa ad Albagnano, frazione di Bee. Wikipedia – Info

La casa era piccola, su due piani, due stanze sotto, cucina e sala e due camere sopra, bagno… sul retro della casa, dal quale si accedeva uscendo dal muretto di recinzione. Ci penso ora, come mai il nonno non ha mai fatto una porta che lo  collegasse alla cucina, visto che erano confinanti? Non lo so, ma era così. Aveva  un minuscolo cortiletto, con un piccolo contenitore in muratura, la legnaia, (qui alla mia sinistra e alle mie spalle nella seconda foto) dalla quale prendevo i legni per giocare e dove dovevo fare attenzione nel prenderli, ai  forbesètt.  Delle specie di piccoli scorpioncini del legno che però se pizzicavano ti facevano gonfiare la parte. Un tavolo in cemento dove sotto un ombrellone ci si sedeva quando arrivavamo dalla spesa o quando lo zio Fabio, fratello della nonna Bianca, si fermava per un bicchier d’acqua e a salutarci, prima dell’ultimo sforzo, per arrivare alla casa dove abitava, l’ultima del paese.

albagnano1albagnano2 Nelle foto sopra, forse ho un quattro anni.

Personaggio particolare lo zio… eremita e allergico alle donne, perché… costano. La seduta del tavolo era il muretto che divideva il cortiletto dal piccolo orto, troppo distante perché arrivassi a sedermi e stessi al tavolo come gli altri, così il mio posto era direttamente seduto sul tavolo. C’era poi un lavatoio, dove il nonno Piero, cha ha sempre portato i capelli all’Umberta (lunghezza max un dito) metteva la testa sotto al rubinetto, dal quale usciva un’acqua gelida… te lo assicuro, e col sapone di Marsiglia e la spazzola di saggina, si lavava i capelli. Quando è morto li aveva ancora… tutti. 

albagnano3

albagnano4

Qui  sono coi nonni, sulla strada che da Bee arriva ad Albagnano, (credo  che sia lunga un chilometro, un chilometro e mezzo) allora sterrata. Oggi  è asfaltata, ma è e rimarrà sempre, l’unica possibilità  di collegamento tra le due comunità, dato che entrambi si trovano sulla costa del monte San Salvatore.

Bee, è il paese dove c’era il mercato, un giorno alla settimana, e dove c’erano le basiche strutture di un paese, farmacia, posta e qualche negozio. Sotto un sole cocente, al ritorno, con le borse della spesa, ci fermavamo al lato della strada, vicino ad una fonte, seduti sotto una pianta. La nonna divideva con le mani un panino, apriva le due metà e gli metteva due fette di prosciutto appena comprato. Il Piero si serviva da solo. Poi si beveva alla fonte e sbofonchiando riprendevo la marcia.
Alcune volte, il nonno portava la macchina fotografica: una Ferrania chiusa in una custodia di pelle, fissata da una vite, che mi impegnava non poco per richiuderla, con la quale suppongo siano state scattate queste foto.

Ricordo particolare. Lo zio Fabio, uscendo da Bee, prendeva un grosso sasso, lo teneva nella mano opposta a quella della borsa dalla spesa fatta al mercato e si incamminava verso casa. Lo faceva per equilibrare il peso… te l’ho detto che era un personaggio particolarmente…  equilibrato.

albagnano5

albagnano6

 In aiuto al Piero nell’orto e in piedi sul sedile/muretto che divideva il cortile dall’orto,
assicurato da papà e da sua madre. 

Dell’orto, non ero attratto dal lavoro che necessitava perché producesse le sue deliziose verdure, (e chi l’avrebbe mai detto… né?)  ma dai complimenti che ricevevo, dalla nonna quando mi mandava a prendere 4 o 5 foglie belle grosse di salvia. Ricordo che era quasi un rituale, dopo averle scelte accuratamente, tornavo a portargliele, ne ricevevo i complimenti per la scelta, poi portandomi le mani al naso, annusavo felice quel profumo delizioso. La cucina non era molto luminosa, tra l’unica piccola finestra con la moschiroeula e la porta con la tenda a ”fettucce verticali” di plastica colorata, come quelle dei bar, per impedire l’entrata della mosche, che comunque entravano e raramente si appiccicavano sulla striscia acchiappamosche srotolata e pendente dal lampadario centro tavola, la frescura in compenso era piacevole e la differenza tra il calore di mezzogiorno del cortile (orario di pranzo… inderogabile) e la zona del tavolo era notevole. 
Lì, mentre aspettavo che la nonna terminasse di cucinare, a volte il nonno mi mandava a prendere uno o due pomodori per farli in insalata. Ivo, intant che sèmm ‘dree spèttà, va a cattà vun o do tomates, de quèi “grand”, erano di quelli che uno non mi stava nella mano (cuore di bue), perché gli altri erano i perini – i piscinitt (ndr: piscinitt è il plurale di piscinin - piccolini)  che invece mi stavano in mano. 
Quando li mangiavamo erano caldi per il sole, con un sapore intenso. Li si mangiava direttamente dalla marmitta, io e il nonno, la nonna no, lei metteva la sua parte nel piatto. L’è ona… “aristocratica”, ricordava spesso il Piero per sfotterla, che al contrario era un ninho de rua dei primi del Novecento. 

smile smile smile 

Il padre della Bianca, Carlo Zoppetti, aveva idee chiare rispetto all’educazione ed alla disciplina. Comandante di Marina Mercantile, esigeva educazione e disciplina da parte dei familiari, come le esigeva dai suoi uomini nei tanti viaggi, fatti in navigazione “sulla rotta delle Indie” (come amava invece dire la Bianca). Orgoglioso veneziano al 100%, alla sua morte ha voluto fosse lasciata una donazione di monete d’oro, al Museo di Cà Foscari,  che su indicazione della Bianca sono poi sono andato a vedere con la Manuela, ancora da fidanzati. 
Io, adoravo arrivare alla fine di quei pomodori, per competere col nonno, a colpi di pane intinto in quel sughetto di semi e frammenti di pomodori, dell’acquetta degli stessi, mista ad olio di oliva, origano e… sale. Abbondante sale, perché il Piero ne metteva tanto… “quasi a vedersi”. La nonna prendeva la sua parte prima che il Piero condisse.
Usanza questa; della “bastarda” del contorno fresco (pomodori o insalata) in comune, messa nel centro della tavola, dove tutti forchettano sino alla fine, che è arrivata sino a casa nostra. E anche la mamma si chiamava fuori da questa abitudine da “barbari”. Per parte mia, non l’ho introdotta in famiglia, non so se invece Fausto sì.

albagnano7

albagnano8

Noi tre nella casa dei nonni.

Nella prima foto la scala che dalla parte di sotto portava alle camere da letto. Mi piace molto questa foto, sono in mezzo a papà e mamma bellissimi e giovani, se io avevo un quattro/cinque anni, loro ne avevano 27 lei e lui tre in più. Il cappellino mi pare quello della colonia estiva, dei Vigili, quella del Comune. Nella seconda, sono con la mamma alla fine della ringhiera, davanti alla porta della camera dei nonni. Fino a una certa età, ho dormito assieme a loro nel… lettone, poi nell’altra stanza. Ad Albagnano non c’era TV. In verità i nonni hanno avuto la loro prima ed unica TV credo nel… ’76 o giù di lì. Ero fidanzato con la Manuela e quando uscivamo dalla visita pomeridiana che talvolta gli facevamo, mi pare di ricordare che parlavamo del fatto che ancora non volessero avere la TV. 
Quindi, si andava tutti e tre a letto, e presto, ognuno con la sua lettura; il Piero, con la Gazzetta dello Sport, la Bianca, con Confidenze, Stop, Intimità etc. ed io… con Topolino. Si aspettava il sonno con un poco di lettura. Lettura??? Io guardavo solo le figure, del Topolino che mi avevano comprato a Bee, e quindi, dopo la prima serata o alla seconda al massimo, avevo già finito la mia “lettura”. 
Allora mio nonno mi diceva: legg  che se nò te restet on asin. Quant te l’hee leggiu  tutt t’en compri on alter. Allora, ricominciavo a sfogliarlo da capo, sempre guardando solo le figure e mi addormentavo, nel calduccio dei loro corpi.

albagnano10

Ora la famiglia è al completo

"Finalmente" appare anche il Fausto. Se non l’hai notato, è quel nanerottolo che spunta appena dietro al cane pulcioso nero. Lui è sempre stata l’anima protezion/animalista della famiglia, il difensore degli animali, l’avamposto di Green Peace al Chiesa Rossa. Credo di poter affermare che a partire da questo istante, per il suo volere/intercedere, hanno trovato rifugio in casa nostra, (contemporaneamente anche razze “naturalmente” incompatibili) cani e gatti randagi, criceti e tartarughe, un coniglio, delle tinche salvate dalla secca del Naviglio, passeri feriti, pipistrelli col radar fuori fase, tritoni accolti come repellenti naturali alle zanzare, ogni genere di animale, eccetto… suo fratello.

smile smile smile

Osservazione: Quello che vedevo come uno "sterminato" cortile... La foto, che certamente non è stata scattata con un teleobiettivo, si percepisce la reale dimensione del cortile. Infatti, tra lo spigolo del tavolo in cemento in primo piano, il passeggino parcheggiato davanti alla porticina del ripostiglio sotto la scala, il lavatoio a sinistra e la legnaia a cassapanca a destra, non ci sono che pochi metri quadrati, ulteriormente ridotti dalla presenza della mamma, con lo chignon, che sembra asciugarsi il sudore dalla fronte, ed io, in tenuta “coloniale”.

albagnano11

Dalla campagna al... mare!

Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stessa… colonia e maglietta. Ma a me piaceva andare in colonia e capivo che si avvicinava il momento, perché poco prima la mamma andava a comprare in merceria i “numerini” che cuciva sui vestiti e poi, per qualche giorno, erano più dolci e cariñosos del solito. Non che non lo fossero normalmente, ma… quel po’ di senso di colpa che probabilmente provavano, li rendeva ancor affettuosi. E comunque a me piaceva andare in colonia, con gli altri bambini e le maestre.

Ricordo di  una volta che papà mi è venuto a trovare, inaspettatamente, non assieme agli altri genitori. Era con la camicia bianca senza cravatta, pantaloni bianchi, suppongo della divisa, la giacca in un sacchetto, è stato lì solo un poco e quando con tutti gli altri siamo andati in spiaggia per il bagno, mentre noi eravamo in acqua, si è tolto i pantaloni ed è rimasto in mutande sotto alla tettoia, di bambù, (nella foto però vedo che era un telone) ad aspettare che terminassi, si è rivestito e se n’è andato.

Mi sono dilungato, ma... spero siano venut in mente anche a te dei ricordi. elbor

Ps. Non dimenticare di scrivere un commento se lo desideri.