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Sabet 24 de febrar 2018

Nino De Pietro è probabilmente il fotografo che ha saputo rappresentare meglio l’aspetto Neorealistico della nostra Città. Milanese DOC (a dispetto del cognome penso io…) novantasettenne assolutamente presente, con solo ultimamente qualche “acciacco” che lo limita nel movimento, sino al 31 di marzo espone 70 sue opere, presso la Fodazione Luciana Matalon di Milano, in collaborazione con Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia di Firenze, in una mostra intitolata “Schegge di periferia” Il Neorealismo a Milano… appunto.

 

Complicato descriverti questa mostra. Si tratta di una carrellata di splendide, suggestive ed emblematiche immagini in bianco e nero (tranne un paio di eccezioni) davanti alle quali, ed a ciascuna di esse, la memoria corre… come fa notare Salvatores «per noi che siamo gli ultimi coi ricordi in bianco e nero» a quella Milano che già allora sentivamo prossima a sparire.
La sensibilità fotografica del bianco e nero del Nino De Pietro… “per num che g’hemm i speròni” (come diceva mia nonna) ha un potere ipnotico e comunicativo grandissimo. Infatti in galleria, non è inusuale, trovandosi a condividere con un altro visitatore u la visione di una foto, scambiarsi occhiate di apprezzamento o addirittura scambiarsi ansiosamente ricordi e testimonianze di qull’epoca.

Ho scattato alcune foto, pur sapendo di mostrarti una bellezza e cromaticità, lontane mille miglia da quelle espresse degli originali, col solo proposito di stimolarti a visitare questa bella, bella mostra.

La tessera a 2,0 euro ed il biglietto d’entrata alla mostra a 4,00 ci consentono di riempirci gli occhi ed il cuore delle immagini di De Pietro, il catalogo in vendita a 20:00 euro invece ci permette di portarci a casa anche tutto il Neorealismo del… Nino De Pietro.

Se vedom... elbor

Ps. Interessante, a parer mio da non perdere, è assistere alla proiezione nella saletta predisposta, della breve ma accurata e bella storia della fotografia a cura della “Fondazione per la Storia della Fotografia di Firenze”.


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 L’amico di papà Nino De Pietro, che assieme a questi altri tre grandi artisti hanno narrato con la rispettive arti (pittura, incisione e fotografia) in un’importante mostra al Museo di Milano, mi pare nel ’74 intitolata “Immagini in dialetto milanese” l’ho conosciuto molti anni fa, quando già allora non capivo nulla.
Papà, o forse lo stesso De Pietro, sapendomi studente di fotografia, mi aveva invito a conoscerlo nel suo studio/laboratorio fotografico. Allora più di quanto oggi ancora mi accada, non avevo colto la grossa opportunità che mi si era presentata entrando in quel tempio della fotografia, del quale ricordo le tantissime pile, ma ordinate, di scatole di carta fotografica utilizzate come contenitori di stampe o pellicole. Scatole sul cui lato del coperchio c’era scritto a pennarello il contenuto.
Della camera oscura, ricordo che pochi secondi dopo esserci entrato, al contrario di quella della scuola, le luci rosse e gialle perfettamente disposte tra gli ingranditore permettevano di vedere… se fosse caduto un capello nella bacinella degli acidi.

L’ultima vota che ho visto De Pietro è stato, credo… nel 2015, al Vicolo dei lavandai, in occasione di una sua mostra, presso la galleria Cortina.
Cortina… un importante cognome legato alla Cultura Milanese. Aldo Cortina, fondatore della omonima catena di librerie, oltre che pittore di altissimo livello (con il quale, tramite l’adesione della figlia Tiziana, L’AMBROSIN DE LEGN 2017 ha potuto pregiarsi della sua presenza).
Il fratello Renzo, proprietario dell’importante libreria e della prestigiosa galleria Cavour nella centralissima piazza ed il terzo fratello, Mario Cortina, proprietario della libreria di via Visconti di Modrone.
Perché ti ho raccontato queste cose... per nulla… sono annotazioni che vogliono essere un modesto riconoscimento/ricordo di alcuni importanti Personaggi che hanno contribuito a far apprezzare l’Arte Meneghina assieme alla nostra Città.

 

 


 

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