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Settembre 2015
In questo post è riassunta l'esperienza della mostra collettiva che si è tenuta presso ARTEPASSANTE.

 

 

 

Mancano pochissimi giorni! A cosa? All’inaugurazione della NOSTRA collettiva. NOSTRA perché è una collettiva di sei artisti, che, per i milanesi attenti alle eccellenze di casa NOSTRA, è un appuntamento talmente familiare che è come essere invitati da un amico a vedere la NOSTRA collezione di opere preferite, che è anche la preferita da entrambi. Infatti sono artisti praticamente a noi tutti noti, amati da noi frequentatori del sito, e da chi sa apprezzare l’espressione artistica della NOSTRA Città. Per quelli che magari non conoscono un paio di questi nomi, meglio ancora, perché avranno la piacevole sorpresa di scoprire nuovi artisti da seguire in futuro.

Ed in fine, NOSTRA collettiva, perché se anche tu SEI di Milano, così come noi e come il Nino Rossi, che cantava: “num e quei di alter paes, che denter el coeur se senten milanes” non puoi che sentire questa mostra anche tua.

La galleria è ben localizzata, e nello spirito delle nuove tendenze, non solo europee, che ritengono che l’arte debba essere fruibile dal cittadino, là dove egli passa durante la sua giornata, lo spazio espositivo è parte del progetto ARTEPASSANTE, che mette a disposizione di selezionati artisti, gli spazi situati nelle stazioni dei Passanti Ferroviari, che nel nostro caso… è quello di piazza della REPUBBLICA.

L’inaugurazione avverrà il 4 ottobre, e la mostra si protrarrà sino al 18 dello stesso mese.

La galleria sarà aperta al pubblico e vedrà la presenza, a rotazione, di un artista (o figlio), tutti i giorni della durata dell’esposizione, dalle 15:00 alle 18:00.

Ora… non mi resta che invitarvi a partecipare all’inaugurazione, per ritrovarci quanti più possibile, vicino a questi NOSTRI artisti ed amici.

E per concludere, voglio presentarti gli altri cinque artisti, che parteciperanno alla collettiva, NON con un copia e incolla foto del loro curriculum, ma dicendoti come li ho conosciuti, perché gli ho chiesto di far parte di questo bel gruppo e cosa ci lega. Come nel pieghevole, andrò in ordine alfabetico.

 


 

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Raoul Cecchini, l’ho conosciuto diversi anni fa, per mezzo di una pubblicità dell’agenzia immobiliare nella quale lavorava, in programmazione su Radio Meneghina. Quando l’ho incontrato ho capito subito che non mi trovavo davanti al classico venditore “col pelo sullo stomaco”, ma ad un giovane simpatico, allegro e solare, che amava sì il suo lavoro, che non fingeva un rapporto amicale col cliente per trarne vantaggio. Infatti, la questione “professionale” è scivolata via senza alcun problema, tanto che l’ho poi adottato come unico consulente/rappresentante delle “fortune edilizie di famiglia”.
Dall’interesse che Raoul mostrava per i quadri di papà che avevo in casa, ho capito che anche lui viveva questa passione, così quando sono andato io a trovarlo in ufficio, ho visto le sue di opere, e… me ne sono innamorato.
Inequivocabili, determinate e forti, senza nessun carattere violento, son a parer mio, la rappresentazione “materica” della sua persona, del suo carattere e di quella spontaneità che mi ha colpito fin dal prima momento, trasformatasi poi in… amicizia.
Mi piacerebbe dire a chi l’ha detto che: la pubblicità è l’anima del commercio, che a volte può essere anche… lo spunto per una buona amicizia.

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Raoul Cecchini nasce a Ravenna nel 1958, vive e lavora dal 1979 Milano. Modella e assembla materiali di varia natura con predilezione per il ferro e l’alluminio, anche di scarto. Le sue creazioni che lui cataloga “fuori dalle sculture”, sono frutto di un’elaborata meditazione creativa “da laboratorio e da officina” a tu per tu con la materia, che trasforma con il suo gesto istintivo e con un’irresistibile potenza evocativa, modificandola ed assemblandola con singolare genialità. Molti dei suoi oggetti di design sono “Sculture Luminose” in cui la materia e gli oggetti hanno subito la furia dell’Artista modificandosi sia nella forma che nell’utilizzo.


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Annalisa Colombo, giovanissima, non artisticamente, e nemmeno da non essere all’altezza per presentarsi assieme agli altri cinque artisti. Non è stato facile convincerla a partecipare, il suo carattere riservato e modesto, ha richiesto un periodo di riflessione prima di accettare ed entrare a far parte del gruppo, ma una volta deciso, il cerchio si è chiuso. Anzi, il cubo ha completato le sue facce.

Al confronto con gli altri artisti, il periodo di tempo che conosco Annalisa è infinitesimale, ma non per questo, il suo apporto e partecipazione alla buona riuscita del progetto, sono stati scarsi. Ciò mi fa pensare che, come sono certo vorrai fare anche tu, guarderò attentamente dentro ai colori e le sfumature che ha scelto nei suoi lavori, per ritrovare le pieghe di quel carattere profondo ma generoso che ho solo percepito, per incominciare così, nel modo giusto, una nuova conoscenza artistica.

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Annalisa Colombo nasce a Milano nel 1967. Formatasi come autodidatta, frequenta dal 2000 “La fucina dei colori”, atelier milanese dell’artista Benito Trolese. Il maestro definisce la sua pittura: “un percorso pittorico avvolto da un “sentimento panico”. Tutto ciò che viene rappresentato nei suoi quadri accade in una dimensione di sospensione metafisica. Il controllo assoluto sulla luce, è un’esigenza morale che svela la sua nordica struggente malinconia. Racconta la sua Milano, amata e trasfigurata, e i paesaggi del nord Italia che diventano visioni, luoghi mentali in cui ogni interrogativo si perde in uno sfrenato lirismo pittorico.


 

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Camillo Lazzari. Beh.. Camillo è… mi dispiace se non l’hai conosciuto, sarebbe “piaciuto” anche a te. Un uomo di un’energia, una vivacità, un’allegria, e un’ospitalità (assieme a “donna Pierina” come amava chiamare sua moglie) fuori dal comune. Camillo l’ho conosciuto quando avevo 18 anni; Antonio, suo figlio era il mio migliore amico e lui era… suo padre. Ma è bastato proprio poco tempo, che frequentando casa Lazzari, ho capito che dietro a quel papà un po’ stravagante, sempre con un foularino al collo, con delle camice sgargianti o vistose, magrissimo… (anche se mangiava come un “lupo”). Pierina era ed è ancora una cuoca di categoria superiore, e per un militare in fuga da Piacenza, fare un passaggio a Casa Lazzari, negli orari giusti, permetteva saltare anche un paio dei ranci della caserma). Dicevo, magro, in quei pantaloni quasi sempre dai colori improbabili, ma sempre con un ghigno e una faccia da prendere in giro me e la vita, che faceva invidia, c’era anche un artista.
Quando era nel suo “rifugio”, zeppo di ceppi di legno, martelli, scalpelli e sgorbie di mille misure e forme, oppure quando era al cavalletto, perché dipingeva oltre che “dominare” sia la terracotta che il bronzo, Camillo era nel suo mondo, fatto di gente semplice e spontanea. Come lui.

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Qui lo vedi con l’inseparabile “donna Pierina” in un’edizione di “via Bagutta” che… dovrebbe essere nel 2009.

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Camillo Lazzari nasce a Malagnino (CR) nel 1924. Ama la musica, il canto e la montagna. Frequenta la Val di Fiemme e la Val Gardena, dove scopre la passione per il legno e la scultura. Conosce vari scultori lignei, e stimolato ed orientato, apprende quest’arte spontanea e la fa sua. Sente che il realismo figurativo è a lui consono ed inizia una vasta produzione di opere. I materiali che usa vanno del legno alla pietra, della terracotta al bronzo in fusione, sempre usati per trasmettere la spiritualità e la concretezza del suo carattere. Camillo ci lascia nel 2013, ma sue opere si trovano al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e al Policlinico (Palazzo Marangoni).

 


 

 

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Adalberto Sampaolo
. Anche la famiglia Sampaolo – Olivi, è stata un punto di riferimento della mia giovinezza. Con Elena e Mario, ci incontravamo assieme all’odore dei colori ad olio, negli studi o alle mostre dei rispettivi padri, oppure a quello degli acidi da sviluppo, nel famoso studio fotografico della loro nonna; Rosy, anch’essa artista, maestra della terracotta.
Te lo confesso, quando ero a passeggio con una signorina e volevo fare colpo, includevo nella passeggiata una visita allo studio (il primo aperto sui Navigli) dell’Adalberto Sampaolo, che… con il suo non propriamente affabile carattere, evidentemente per una simpatia e un senso di complicità nei miei confronti, quando mi presentavo alla sua porta, come nella famosa scena in “Lilli e il Vagabondo” col ristoratore italiano, mi faceva entrare e colloquiava amabilmente con la mia accompagnatrice, interpretando sempre la parte che volevo la fanciulla recepisse. Grande Adalberto…

Ma, facevo bella figura anche quando andavo a trovare l’Olivi, simpatica ed estroversa titolare dell’omonimo studio fotografico, che… al solo entrarci, sembrava di essere su un set cinematografico di fine secolo (infatti, Ermanno Olmi l’ha voluto come ambiente in una scena del suo “L’albero degli zoccoli”).
Quando ho chiesto ad Elena e Mario, è stata sufficiente una strizzata d’occhio per non perdere l’opportunità di rivivere e far rivivere quella stima, amicizia e complicità datata… mille anni fa.

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Elena, Fausto ed io, ad un’inaugurazione, suppongo negli anni ‘73/74.

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Adalberto Sampaolo nasce nelle Marche nel 1924. Della sua terra conserva intatta la semplicità tipica della gente del luogo. C’è in Lui un modo di andare controcorrente, non soltanto nel modo di guardare ed esprimere la realtà che lo circonda, ma anche nell’accenno popolaresco che fa capolino nelle sue opere con spirito ironico. In alcuni quadri il personaggio si fonde nella natura colorata e la gioia e la voglia di vivere aleggia nel guardarlo, mentre in altri troviamo la noia, ma vista in modo infantile, quasi come da fanciulli abbiamo provato nel “salotto ”della vecchia zia. Le sue opere son in tutto il mondo dal Giappone agli Stati Uniti . Ci ha lasciato nel 2011.

 


 

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Ezio Soffientini Un ex-collega di papà, che come ha raccontato bene lui stesso, nello scorso aggiornamento, il trascorrere di due vite parallele ha caratterizzato anche la loro amicizia.
Dopo la morte di papà, la sua disponibilità ed affetto nei miei confronti è stato inequivocabile ed io ho trovato in lui, oltre che un pezzo di memoria storica dei miei genitori (loro si frequentavano parecchio, sia alla Brioschina, che a Radio Meneghina, oltre che negli altri punti di incontro frequentati dai veri milanesi) che parte addirittura dal Calvairate; quartiere della gioventù di papà e mamma. Ezio, che ha la passione della pittura, da buon milanesone, di quelli che ormai non ce n’è più, non poteva che dipingere la nostra Città, ma con la “prospettiva” e la peculiarità di mostrarcela come noi la vorremmo, la immaginiamo e desideriamo: bella ed incantata. Chiedergli di far parte di questi sei artisti, mi è parso un opportunità che non potevo perdere.

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Ezio Soffi entini ènato a Milano nel 1931, ha fatto circa 30 personali, in luoghi e gallerie diverse, collettive e varie manifestazioni rtistiche. Nel 1991, patrocinata dal Comune di Milano, una personale al Museo di Milano dal titolo: “La Milano di Ezio Soffi entini”. Hanno scritto di lui tra, l’altro: Dino Villani, Carletto Colombo, Tato Mazzieri, Tullio Barbato e Giuseppe Martucci. Dedicata a Milano, principale soggetto dei suoi dipinti, ha scritto quattro righe:

I vial del parco, ona ringhera,
ona veggia via, on cantonscell,
i navili sfumà da la scighera
de ona città che la me stà a “penell”.

 



 

Naturalmente il sesto milanese in mostra è... elio-borgonovo  

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Ti aspettiamo
Domenica 4 ottobre 2015
Inaugurazione: ore 18:00

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Ottobre 2015
Caro amico, voglio dirti un enorme GRAZIE a nome dei SEI DI MILANO… e farti sapere che anca numm, che abbiamo lavorato per il buon esito della collettiva, assieme a coloro che sono intervenuti all’inaugurazione, e quei che sono venuti a visitarla nei giorni seguenti, ed anche a quelli, di alter paes, che son capitati per caso, e a tutti coloro che purtroppo non sono riusciti a passare, ma che anche loro… denter al coeur se senten milanes, siamo felici della buona riuscita dell’evento.

La galleria, che pure si sviluppa su uno spazio veramente grande, il giorno dell’inaugurazione era affollata di tanta bella gente, simpatica ed animata, che han voluto con la sua presenza, mostrare l’affetto per i sei artisti, che si sono uniti per questo evento. È stato bello conoscere amici e clienti di Raoul Cecchini, ad esempio, interessarsi col figlio di Camillo Lazzari, dell’opera e delle tecniche che adottava il padre per le sue sculture. Notare, un amico ed estimatore di Ezio Soffientini, soffermarsi sui quadri di papà o viceversa, uno storico cliente del viejo, restare lungamente attratto da un lavoro di Ezio.
Non son mancate nemmeno le scoperte. In un clima rilassato ed amicale, i Sampaolo: Elena e Mario, hanno scoperto che la Annalisa Colombo è una loro cugina, e l’han capito proprio nel momento in cui uno “zio comune” è entrato ed entrambe si sono avvicinati per salutarlo. Simpatica circostanza vero?

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Io, che fortunatamente ho avuto il mio bel daffare, per salutare ed accogliere parecchi amici di papà e mamma e miei, ho pensato di piazzare una piccola videocamera su un cavalletto e lasciare che filmasse a ruota libera l’afflusso.

 

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Se desideri leggere qualcosa sui singoli artisti, ti rimando al articolo di Settembre che li presenta uno ad uno. È sufficiente se clicchi qui.

 

 

 

 

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